Più di 85.000 terremoti registrati al largo dell’Antartide

Mappa che mostra la regione di studio (credito: DOI: 10.1038/s43247-022-00418-5 | Communications Earth & Environment, Creative Commons — Attribution 4.0 International — CC BY 4.0)

Sono oltre 85.000 i terremoti registrati nelle profondità al largo delle coste dell’Antartide tutti causati dall’attività di un solo vulcano sottomarino denominato Orca. Lo rileva un nuovo comunicato del Centro di ricerca tedesco per le geoscienze (GFZ) di Potsdam in relazione anche al nuovo studio che è stato pubblicato su Communications Earth & Environment.[1]

Un vero e proprio sciame dalle proporzioni mai registrate

Il vulcano, che in realtà era stato inattivo per diverso tempo, ha causato nel solo 2020 più di 85.000 terremoti, un vero e proprio sciame dalle proporzioni mai registrate in precedenza per la regione marina dell’Antartide.
Il team di ricerca internazionale ha usato varie tecniche sismologiche ed il rilevamento per individuare eventi sismici in un’area così remota.

Sciame iniziato nell’agosto del 2020

Come spiega il comunicato del GFZ, sciami come questi accadono soprattutto in quelle regioni che sono attive a livello vulcanico. Secondo gli scienziati si pensa che siano causati dallo spostamento di fluidi nella crosta terrestre. L’ Orca è in effetti un grosso vulcano sottomarino che ha un’altezza di 900 metri (a partire dal fondo del mare) e un diametro alla base di 11 km. Situato tra la stessa penisola antartica e le isole Shetland meridionali, questo vulcano non ha mai causato una grossa attività sismica nella regione. Tuttavia, come riferisce Simone Cesca, autore principale dello studio, dall’agosto del 2020 è iniziato uno sciame sismico abbastanza intenso che ha portato a decine di migliaia di terremoti registrati in soli 6 mesi.

Picco di magnitudo 6,0

Non è stato facile in quanto nell’area ci sono poche stazioni sismiche e quindi i ricercatori hanno dovuto usare i dati di altre stazioni più lontane nonché i dati satellitari. Grazie a questi ultimi, infatti, è possibile usare la tecnica radar dell’interferometria per rilevare gli spostamenti del suolo.
Con queste tecniche i ricercatori hanno retrodatato l’inizio dello sciame al 10 agosto 2020 di hanno contato più di 85000 eventi sismici. I picchi si sono avuti il 2 ottobre e il 6 novembre: il primo è stato caratterizzato da una magnitudo di 5,9, il secondo da una magnitudo di 6,0. Già a febbraio 2021, comunque, l’attività sismica era pressoché terminata.

Migrazione di una massa di magma

Secondo i ricercatori la causa è da identificare nella migrazione di una massa di magma che deve, tra l’altro, aveva deformato la superficie dell’isola di King George. La propagazione del magma deve essere avvenuta verticalmente e deve essere partita da un serbatoio situato nel mantello superiore oppure al confine tra la costa e il mantello. I terremoti meno profondi, invece, quelli crostali, devono essersi innescati sul punto più alto della diga magmatica e devono aver avuto una crescita laterale con una lunghezza che deve essere stata di circa 20 km.

Forse c’è stata anche una eruzione sottomarina

Quando la pressione della diga magmatica è diminuita c’è stato lo scivolamento di una grande faglia e ciò deve aver portato alla fine dello sciame e, forse, anche ad un’eruzione avvenuta sul fondale marino che comunque gli scienziati non hanno potuto confermare con i dati a disposizione.

Note e approfondimenti

  1. Massive earthquake swarm driven by magmatic intrusion at the Bransfield Strait, Antarctica | Communications Earth & Environment (DOI: 10.1038/s43247-022-00418-5)

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