Più di un terzo di frutta e verdura non raggiunge scaffali perché brutta da vedere

Lo spreco del cibo rappresenta sempre più una delle questioni primarie per quanto riguarda la sostenibilità (e questo senza neanche tirare in ballo la questione relativa alla fame nel mondo).
Una nuova ricerca lo conferma: l’impatto dei cambiamenti climatici sulla crescita del cibo sprecato equivale alle emissioni di carbonio di quasi 400.000 automobili.

Non è un dato di poco conto se si pensa che più di un terzo della frutta e della verdura coltivata (parliamo di 50 milioni di tonnellate solo in Europa) non raggiunge gli scaffali in gran parte perché ritenuta deforme o semplicemente “brutta” da vedere, e dunque non adatta ad essere venduta ai potenziali clienti.

Secondo una nuova ricerca prodotta dall’Università di Edimburgo le cause sono da ascrivere ai rigidi regolamenti governativi, agli elevati standard dei supermercati ma anche alle aspettative dei consumatori relativamente alla frutta e alla verdura.
Queste cause portano alla perdita di un terzo di frutta e verdura, ottima da mangiare e assolutamente non dannosa in nessun modo, che va a finire direttamente in discarica e non viene neanche riutilizzata, per esempio, come mangime per gli animali.

Secondo Stephen Porter, uno degli autori della ricerca, apparsa sul Journal of Cleaner Production, “Incoraggiare le persone a essere meno schizzinose su come la frutta e la verdura appaiono potrebbe fare molto per ridurre gli sprechi, ridurre l’impatto della produzione di cibo sul clima e facilitare la catena di approvvigionamento alimentare”.

Fonti e approfondimenti

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