
Una ricerca pubblicata su Journal of the American Geriatrics Society[1] ha mostrato che gli anziani con una vita sociale attiva vivono più a lungo. Lo studio ha anche indagato come attività fisica e invecchiamento biologico possano mediare questa relazione.
Una rete sociale salva la vita
Lo studio ha coinvolto oltre duemila adulti statunitensi sopra i 60 anni, osservati per quattro anni. I partecipanti con alto coinvolgimento sociale mostravano un rischio di mortalità inferiore del 42% rispetto a quelli poco coinvolti. Tra le attività più protettive spiccano il volontariato, le visite ai nipoti e l’iscrizione a club sportivi o ricreativi.
Invecchiare più lentamente grazie alla compagnia
I ricercatori hanno scoperto che gli individui socialmente attivi mostravano un’età biologica inferiore a quella cronologica. Questa “giovinezza biologica” è stata identificata come uno dei fattori chiave per spiegare la minore mortalità, contribuendo per il 15% alla relazione osservata.
Il ruolo dell’attività fisica
L’altro mediatore chiave è stato il movimento regolare. Gli anziani socialmente attivi praticavano più spesso attività fisica, che a sua volta influenzava positivamente salute fisica e mentale. Questo fattore spiegava il 16% della riduzione del rischio di morte.
Molto da scoprire, molto da fare
Nonostante queste scoperte, lo studio suggerisce che solo il 28% del beneficio sociale è spiegabile tramite età biologica e attività fisica. Altri meccanismi, forse psicologici o ancora sconosciuti, sono probabilmente in gioco. Inoltre, i dati mostrano che in generale la partecipazione sociale degli anziani è bassa, offrendo ampi margini di intervento. Gli autori auspicano che politiche pubbliche possano incentivare la socialità come strumento concreto per vivere meglio e più a lungo.


