Polvere atmosferica sugli esopianeti rende questi ultimi più abitabili secondo nuova teoria

Schema che mostra l'effetto della polvere sul clima dei pianeti (credito: Doi: 10.1038/s41467-020-16543-8 | Nature Communications)

I pianeti con una grossa quantità di polvere nell’atmosfera potrebbero essere più abitabili di quanto precedentemente calcolato secondo nuovo studio prodotto da ricercatori dell’Università di Exeter, del Met Office e dell’Università dell’Anglia orientale (UEA).
Si tratta di una scoperta che riguarda soprattutto quei pianeti che rivolgono sempre la stessa faccia verso la propria stella. Di solito si tratta dei pianeti che orbitano intorno a stelle piccole, più fredde del Sole, tra cui le nane rosse.

Questi pianeti sono caratterizzati da una faccia molto più calda, perché sempre rivolta verso l’astro, e da una fredda, in maniera perenne. Livelli perenni di temperature non adatti alla vita.
I ricercatori hanno scoperto che la polvere nell’atmosfera di questi pianeti tende a raffreddare la stessa atmosfera nella fascia sempre rivolta verso la stella e tende anche a scaldarla nella faccia mai rivolta verso la stella.

Si tratta di un effetto che ampia la cosiddetta “zona abitabile” del pianeta in relazione alla sua distanza dalla stella e alla possibile presenza di acqua liquida sulla superficie.
La zona abitabile di questi i pianeti con questa particolare rotazione orbitale, con lati permanenti diurni e notturni, è sempre stata considerata come la striscia che unisce le due facce e che gira tutto intorno al pianeta.

Nello studio, pubblicato su Nature Communications, i ricercatori parlano di un processo, quello del raffreddamento e del riscaldamento causati da polveri nell’aria, che svolge un ruolo significativo intorno a questa zona abitabile dove potrebbe essere presente, in linea ipotetica, anche acqua liquida.
La quantità di polvere nell’atmosfera in questi pianeti aumenterebbe a causa dell’acqua che viene persa nella faccia calda, un feedback climatico che procura la perdita di acqua del pianeta ma che allo stesso tempo amplia anche la stessa zona abitabile sul pianeta.

“Sulla Terra e su Marte, le tempeste di polvere hanno effetti sia di raffreddamento che di riscaldamento sulla superficie, con l’effetto di raffreddamento tipicamente vincente. Ma questi pianeti in orbita sincronizzata sono molto diversi. Qui, i lati oscuri di questi pianeti sono nella notte perpetua e l’effetto di riscaldamento vince, mentre sul lato esterno l’effetto di raffreddamento vince. L’effetto è di moderare gli estremi di temperatura, rendendo così il pianeta più abitabile”, spiega Ian Boutle, autore principale dello studio.

Secondo i ricercatori si tratterebbe di un fattore così importante, quello della presenza di polveri nell’atmosfera, che dovrebbe essere considerato come un “biomarcatore” per quanto riguarda la ricerca di vita extraterrestre sugli altri pianeti, così come può esserlo, per esempio, la presenza di metano.

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