Polvere lunare uccide cellule polmonari umane, nuovo rischio per futuri coloni

L'astronauta Harrison Schmitt sulla Luna nel corso della missione Apollo 17, dicembre 1972 (credito: NASA).

Rachel Caston, genetista della Stony Brook University School of Medicine, avverte, tramite uno studio pubblicato su GeoHealth, che un nuovo problema si aggiunge agli altri che potrebbero debilitare gli esseri umani eventualmente mandati sulla Luna a vivere in una colonia permanente o semi permanente.
Futuri astronauti presenti sulla Luna, infatti, potrebbero avere problemi a causa del terreno lunare ritenuto tossico per le cellule del polmone umano.

Gli esperimenti hanno già provato infatti che fino al 90% delle cellule polmonari umane e dei neuroni dei topi sono morte una volta esposte a particelle di polvere che imitano quelle del terreno lunare.
Anche in piccolissime quantità, infatti, la polvere lunare risulta tossica per gli esseri umani e ciò rappresenterebbe un pericolo non da poco per la salute dei futuri astronauti.

Ciò è sottolineato anche da Bruce Demple, un biochimico autore senior dello studio: “Se ci sono viaggi sulla Luna che prevedono soggiorni di settimane, mesi o anche di più, probabilmente non sarà possibile eliminare completamente questo rischio”.
Già in passato era stato provato che gli astronauti che hanno visitato la Luna nel corso delle missioni Apollo avevano avvertito reazioni simili alla febbre da fieno dopo aver toccato il suolo lunare. Gli astronauti avevano in parte inspirato questa polvere dopo che essa era rimasta attaccata, seppur in minima parte, alle loro tute spaziali e dopo che essi erano tornati a bordo del modulo di atterraggio.

Il problema è dovuto all’accumulo di elettricità statica del suolo lunare, elettricità proveniente da raggi del sole, a causa del fatto che lo stesso suolo lunare non è protetto da un’atmosfera come invece avviene per il suolo terrestre.

Fonti e approfondimenti



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