Possibilità di vita extraterrestre, analizzati microbi in ambiente estremo terrestre

Credito: Michael Behrens, Unsplash, CZABLi1Lbk4

Due ricercatrici dell’Università Statale del Michigan, che hanno collaborato ad un importante progetto messo a punto dalla NASA per capire come gli ambienti estremi sulla Terra possono ospitare la vita, hanno pubblicato due nuovi studi su mSystems, una ricerca che ci aggiorna sugli ultimi risultati che gli scienziati hanno ottenuto.

Ambienti estremi sulla Terra utili per capire possibilità di vita extraterrestre

Nel corso degli ultimi 10 anni, infatti, l’Istituto di astrobiologia della NASA ha finanziato uno studio, portato avanti da ricercatori dell’Università Statale del Michigan, che per capire come un ambiente molto estremo sulla Terra possa ospitare vita sotto forma di microrganismi.

Acque sotterranee alcaline

Le ricercatrici Lindsay Putman e Mary Sabuda hanno scelto le acque sotterranee di una falda acquifera molto alcalina situata nei pressi del Lower Lake, California. Si pensa, infatti, che ambienti del genere, così alcalini e situati sotto la superficie, possano essere presenti anche in ambienti extraterrestri, in primis nel sottosuolo di Marte ma anche negli oceani che si trovano sotto l’enorme strato di ghiaccio su Encelado, una luna di Saturno.
Gli scienziati hanno trovato effettivamente microrganismi nella falda acquifera terrestre e li stanno analizzando da anni per capire il potenziale della vita al di fuori della Terra.

Acqua scorre molto lentamente

Nel primo studio Lindsay Putman ha scoperto che il pH sul fondo della falda non era il solo fattore che determinava la composizione della comunità microbica. A svolgere un ruolo molto importante, come riferisce il comunicato dell’università americana, era anche l’ambiente fisico.
Il problema delle comunità microbiche in questa falda acquifera sta nella lentezza dell’acqua. L’acqua impiega 300 anni per percorrere un chilometro. Con questa lentezza le comunità non possono mescolarsi o comunque interagire e si trovano una sorta di isolamento. Inoltre il pH estremo ha fatto sì che le comunità microbiche siano geneticamente più simili di quanto dovrebbe normalmente accadere.

Microbi fanno diffondere metano

Il secondo studio, condotto dalla Sabuda, si concentra sulla chimica dell’acqua della stessa falda acquifera. Questo studio, pubblicato su JGR Biogeosciences, si è basato sul campionamento dell’acqua a cinque diverse profondità. In questo secondo studio la ricercatrice ha scoperto che nell’acqua della falda i microrganismi consumano vari composti tra cui idrogeno e monossido di carbonio, cosa che fa diffondere il metano nel suolo e forse anche nell’atmosfera. Quali effetti possa apportare la diffusione del metano nell’ambiente dove vivono questi microrganismi o anche in superficie è ancora un argomento da approfondire.

Nuovi indizi

Questi studi forniscono nuovi indizi di come potrebbe sopravvivere l’eventuale vita extraterrestre microbica su alcuni dei corpi del nostro sistema solare. Inoltre potrebbero essere utili nel settore della cattura dell’anidride carbonica per contrastare i cambiamenti climatici in corso.
“Alla fine, abbiamo scoperto in modi molto diversi che le cose sono molto più complicate di quanto sembri”, spiega la Sabuda secondo la quale il lavoro da fare ancora molto se si vuole davvero comprendere questi sistemi e il loro livelli di abitabilità.

Note e approfondimenti

  1. Microbial Communities in a Serpentinizing Aquifer Are Assembled through Strong Concurrent Dispersal Limitation and Selection | mSystems (IA) (DOI: 10.1128/mSystems.00300-21)
  2. Biogeochemical Gradients in a Serpentinization‐Influenced Aquifer: Implications for Gas Exchange Between the Subsurface and Atmosphere – Sabuda – 2021 – Journal of Geophysical Research: Biogeosciences – Wiley Online Library (IA) (DOI: 10.1029/2020JG006209)

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