Prezioso storione atlantico trovato in botte di nave reale danese affondata 525 anni fa

Botte di legno con pezzi di storione (in arancione) (credito: Brett Seymour)

Nel 1495 il re danese Hans, in piena estate, si mise in viaggio da Copenhagen con l’obiettivo di arrivare a Kalmar, in Svezia, su una grande nave ammiraglia reale, la Gribshunden. Il suo obiettivo era quello di convincere Sten Sture il Vecchio, il re svedese, a consegnargli il suo regno senza far ricorso ad azioni violente.
Proprio per dimostrare la sua potenza e la sua grandezza, Hans caricó la nave dei beni più preziosi provenienti dalla sua corte. Tuttavia, quando la nave si trovava attraccata nei pressi di Ronneby, nel Blekinge, allora un territorio ancora danese (oggi facente parte della Svezia meridionale), un incendio scoppiò a bordo e la nave affondò.

Il re si salvò perché non era a bordo quella notte ma diversi furono i morti e la nave affondò con tutti i suoi beni preziosi depositandosi sul fondale. Da allora diverse spedizioni sono state fatte e molti oggetti e beni preziosi sono stati individuati e recuperati anche perché il relitto si è molto ben conservato da quando è stato scoperto, una cinquantina di anni fa, grazie ai fondali privi di ossigeno e alla bassa salinità.
L’anno scorso è stata scoperta una botte di legno, poi analizzata dagli archeologi del Dipartimento di Archeologia e Storia Antica dell’Università di Lund. “È una scoperta davvero emozionante, dato che normalmente non si trovano pesci in una botte in questo modo”, afferma Stella Macheridis, ricercatrice impegnata negli studi. I risultati sono arrivati sotto forma di un nuovo studio apparso sul Journal of Archaeological Science: Reports.

Nella botte i ricercatori hanno scoperto tracce di storione, uno della varietà atlantica, un pesce allora abbastanza prezioso ed un alimento con il quale il re Hans voleva impressionare gli svedesi. Lo stesso storione doveva essere più lungo di due metri, secondo i calcoli eseguiti tramite le analisi dei resti da parte dei ricercatori.
“Per me, questo è stato un assaggio di come appariva il Mar Baltico prima che interferissimo con esso. Ora sappiamo che lo storione atlantico faceva presumibilmente parte dell’ecosistema”, spiega Maria C. Hansson, una biologa molecolare a Lund che ha effettuato le analisi del DNA dei resti del pesce nella botte.

Oggi lo storione atlantico (Acipenser oxyrinchus oxyrinchus) è sull’orlo dell’estinzione: gli esemplari in giro sono pochissimi ma probabilmente in quel tempo era maggiormente diffuso rispetto ad oggi.
Gli stessi ricercatori pensano inoltre che a quel tempo lo storione fosse un alimento prezioso e ambito non solo per la sua carne ricercata ma anche per le sue uova e per la sua vescica natatoria. Con quest’ultima, infatti, si produceva una sorta di colla che veniva usata, tra le altre cose, anche per produrre una particolare vernice dorata.

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