Prime stelle formatesi prima di quanto calcolato in precedenza secondo un nuovo studio

Rappresentazione artistica delle prime galassie nell'universo primordiale (credito: ESA/Hubble, M. Kornmesser e NASA)

Le prime stelle, e dunque le prime galassie, si sarebbero formate prima di quanto calcolato in precedenza secondo un nuovo studio pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society e realizzato grazie ai dati del telescopio spaziale Hubble.
Con le osservazioni attuali, perlopiù fatte con lo stesso Hubble, gli astronomi non sono mai riusciti ad andare oltre i 500 milioni di anni dopo il big bang.

Il team di ricercatori europei che ha prodotto lo studio, guidato da Rachana Bhatawdekar dell’Agenzia spaziale europea, ha analizzato la cosiddetta Popolazione III, considerata come la prima generazione di stelle dell’universo primordiale, fatto con quella materiale forgiato proprio dell’esplosione del big bang (le stelle della Popolazione I, come il nostro Sole, sono invece le più giovani).

Queste stelle dovevano essere fatte di idrogeno, elio e litio, gli unici elementi che esistevano in quel periodo prima che altri elementi, come azoto, carbonio e ferro, venissero poi creati nei nuclei di queste stesse stelle.
I ricercatori riferiscono di non aver trovato prove di queste stelle della prima generazione, quelle della “popolazione III” nell’intervallo di tempo compreso tra 500 milioni e un miliardo di anni dopo il big bang.

I ricercatori hanno utilizzato nuove tecniche per rimuovere la luce delle galassie in primo piano, quelle più luminose e che facevano dall’ente gravitazionale, per analizzare galassie con masse inferiori mai analizzate in precedenza, esistite quando l’universo aveva meno di un miliardo di anni.

Secondo i ricercatori, proprio queste galassie primordiali sarebbero le candidate principali per il processo di reionizzazione dell’Universo, una fase durante la quale lo spazio fu ionizzato cosa che permise alla luce di filtrare per la prima volta in una fitta “nebbia”.

“Questi risultati hanno profonde conseguenze astrofisiche poiché dimostrano che le galassie devono essersi formate molto prima di quanto pensassimo”, spiega Bhatawdekar. “Ciò supporta anche fortemente l’idea che le galassie a bassa massa/deboli nell’Universo primordiale sono responsabili della reionizzazione.”

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