Primi pianeti extragalattici scoperti con microlensing: si trovano a 3,8 miliardi di anni luce

Gli oggetti extragalattici rilevati tramite il fenomeno della lente gravitazionale: si può notare la classica deformazione della luce proveniente da questi lontanissimi pianeti (credito immagine: University of Oklahoma)

Sembrava qualcosa di irrealizzabile, ma l’annuncio della scoperta dei primi pianeti situati al di fuori della nostra galassia è arrivato oggi grazie ad uno studio pubblicato sull’Astrophysical Journal.
L’incredibile scoperta è stata fatta da un gruppo di astrofisici dell’università dell’Oklahoma ed è stata resa possibile grazie al fenomeno del microlensing, conosciuto anche come “lente gravitazionale”, fenomeno naturale previsto per la prima volta da Einstein che va ad ingrandire, dal nostro punto di vista, la luce di oggetti lontanissimi e in altri modi impercettibili grazie alla massa interposta tra noi e l’oggetto che si sta osservando. In questo caso i ricercatori hanno utilizzato un quasar.
Si tratta di un fenomeno sempre più sfruttato dagli astronomi per poter guardare al di là di distanze praticamente insormontabili con qualunque strumentazione odierna.

I ricercatori hanno scoperto, in particolare, alcuni oggetti situati in una galassia lontanissima, distante 3,8 miliardi di anni luce. Questi oggetti hanno una massa stimata tra quella della luna e quella di Giove e dunque possono essere considerati dei planetoidi.
I ricercatori hanno utilizzato i dati dell’osservatorio a raggi X Chandra, un telescopio spaziale controllato dallo Smithsonian Astrophysical Observatory.

I ricercatori, che si dichiarano ovviamente entusiasti, sottolineano che si tratta della prima volta in cui è possibile certificare la scoperta di pianeti extragalattici, e dunque non “meri” pianeti extrasolari, ossia situati al di fuori del sistema solare. È la prima volta, in sostanza, che viene trovata una prova dell’esistenza di pianeti in altre galassie anche se la cosa era considerata, ovviamente, fortissimamente probabile.

Secondo Eduardo Guerras, autore della scoperta insieme a Xinyu Dai, si tratta di un esempio di quanto le lenti gravitazionali possano essere potenti ed utili anche per le osservazioni di oggetti piccoli e situati al di fuori della nostra galassia.
Naturalmente la possibilità che si possano osservare un giorno questi pianeti in maniera diretta è assolutamente improponibile: anche con i più potenti telescopi immaginabili partoriti nella più fantascientifica delle ipotesi questi pianeti resteranno sempre al di fuori della nostra portata ma già svelare, oggi, la loro presenza è qualcosa di notevole e affascinante.

Fonti e approfondimenti



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