Prosopoagnosia, fatta importante scoperta su area cerebrale coinvolta

Abstract grafico dello studio (credito: DOI: 10.1093/braincomms/fcz034, Brain Communications)

Un’importante scoperta è stata annunciata in un nuovo studio apparso su Brain Communications riguardante la prosopagnosia o cecità facciale, un deficit visivo che non permette a chi ne soffre di riconoscere i volti.
Un team di ricercatori provenienti dalla Danimarca e dalla Norvegia, per conoscere di più su questa particolare patologia, hanno deciso di scansionare il cervello di 15 persone provenienti dalla Danimarca adulta affette da prosopagnosia e di 33 soggetti di controllo mentre guardavano immagini di volti o altre tipologie di immagini.

Monitorando l’attività cerebrale dei cervelli delle persone di tutti e due gruppi, i ricercatori facevano una scoperta sorprendente.
I ricercatori si aspettavano che l’attività di una particolare area posta sul lato destro del cervello sarebbe stata diversa nelle persone con prosopoagnosia. Si tratta di una regione del cervello che utilizziamo intensamente quando guardiamo i volti.

Tuttavia i ricercatori hanno scoperto, a livello di differenza tra le attività cerebrale tra i due gruppi, un’attività ridotta da parte delle persone con prosopoagnosia in un’area nella parte sinistra del cervello.
La prova veniva ottenuta quando le persone dei due gruppi guardavano immagini diverse da volti, ad esempio quelli di edifici o oggetti. In questi casi non vi era alcuna differenza nell’attività cerebrale delle persone dei due gruppi.

Quest’area molto specifica all’interno della quale hanno scorto le differenze sembra essere dunque di primo piano per quanto riguarda riconoscimento di molta parte del cervello, una cosa mai individuata prima.
Randi Starrfelt, professoressa di neuropsicologia dell’Università di Copenaghen, questo studio mostra che si è vicini ad individuare le coordinate cerebrali per quanto riguarda le aree responsabili della cecità facciale.

La scoperta è importante anche perché di questa patologia si sa ben poco. Si sa solo che è solo parzialmente ereditaria e che probabilmente è causata da un disturbo che avviene durante la formazione del cervello, una fase importante durante la quale i neuroni migrano spostandosi in quella che poi diventerà la loro posizione finale.

La cecità facciale potrebbe non essere neanche tanto rara visto che ben il 2% della popolazione mostra gravi problemi nel riconoscere i volti.
Molto spesso chi ne è affetto, pur non riconoscendo i volti, diventa abile nel riconoscere le persone attraverso caratteristiche secondarie tra cui la voce, la fisionomia dei movimenti, oggetti quali gioielli, occhiali oppure la capigliatura. Proprio per questo per molte persone la patologia non è neanche diagnosticata.

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