Pupille più grandi collegate a maggior intelligenza: l’incredibile correlazione scoperta dagli scienziati

Credito: timbazi, Pixabay, 6292411

Un team di ricercatori del Georgia Institute of Technology ha trovato un inaspettato collegamento tra le dimensioni della pupilla e diverse misure collegate alla capacità cognitiva, dunque anche all’intelligenza, secondo quanto descrive un articolo apparso sul sito di Scientific American.[1]
L’articolo è stato scritto dai tre ricercatori che hanno guidato il team, Jason S. Tsukahara, Alexander P. Burgoyne e Randall W. Engle (i primi due svolgono attività di ricerca nell’Attenction & Working Memory Lab) e descrive come gli stessi ricercatori hanno effettuato la scoperta di questa relazione sorprendente analizzando le differenze nei livelli di sforzo mentale durante dei test di memoria fatti svolgere a vari partecipanti.[1]

I ricercatori hanno usato una tecnica sviluppata dallo psicologo Daniel Kahneman già negli anni 60, relativamente popolare. Si parla di usare le dilatazioni della pupilla come indicatore dello sforzo mentale. Hanno deciso di compiere uno studio reclutando più di 500 persone con età compresa tra i 18 e i 35 anni provenienti dall’area di Atlanta, Stati Uniti. Si sono serviti di un eye tracker per catturare il riflesso della luce proiettata sulle pupille dei partecipanti, riflessi che venivano registrati da una fotocamera e i dati venivano poi raccolti da un computer. Tra i dati catturati dal dispositivo c’era anche la dimensione media della pupilla.[1]

La pupilla è cui il piccolo cerchio scuro che si trova al centro dell’occhio e che, negli esseri umani, può essere largo da 2 a 8 mm. La pupilla è circondata dall’iride, un’area responsabile del controllo delle dimensioni della stessa pupilla. La pupilla può restringersi e può allargarsi a seconda della quantità di luce proiettata nell’occhio: in mancanza di luce si allarga al suo massimo e proprio per questo i ricercatori hanno svolto gli esperimenti in un laboratorio quasi al buio.
Ai partecipanti venivano fatti eseguire vari test cognitivi per misurare l’intelligenza, la capacità di ragionare e di risolvere i problemi, la capacità della memoria di lavoro e di ricordare le informazioni e la capacità di attenzione.[1]

I ricercatori avevano la conferma, anche tramite l’esperimento da loro condotto, che una dimensione più grande della pupilla poteva essere collegata una maggiore intelligenza fluida, ad un maggior controllo dell’attenzione e, anche se in misura minore, ad una maggiore capacità di memoria di lavoro. Questo affascinante collegamento tra il cervello dell’occhio ha stupito gli stessi ricercatori che hanno cominciato a fare delle ipotesi.
Dato che la dimensione della stessa pupilla è collegata all’attività nel locus coeruleus, un’area collocata nella zona superiore del tronco cerebrale, i ricercatori hanno cominciato ad analizzare proprio quest’area del cervello per trovare il collegamento e cercare di spiegarne le ragioni. Il locus coeruleus produce noradrenalina, un neurotrasmettitore che dovrà alcuni processi tra cui l’attenzione, la percezione, la memoria e l’apprendimento.[1]

I ricercatori hanno ipotizzato che una pupilla più grande corrisponde ad una migliore regolazione dell’attività da parte di questa importante area del cervello, cosa che conseguenzialmente rende migliori le prestazioni cognitive e in generale le funzioni cerebrali. Si tratta di un’ipotesi: ulteriori studi saranno necessari per comprendere il collegamento tra una maggiore intelligenza e un maggiore controllo dell’attenzione e la dimensione della pupilla.[1]

Note e approfondimenti

  1. Pupil Size Is a Marker of Intelligence – Scientific American (IA)
  2. The relationship between baseline pupil size and intelligence – ScienceDirect (IA) (DOI: 10.1016/j.cogpsych.2016.10.001)

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