Quando incontreremo gli alieni? Tra centinaia di milioni di anni secondo nuova stima

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Incontreremo mai civiltà aliene? E, presupponendo che ciò accada, quando avverrà il primo contatto? Per tentare di rispondere a questa domanda un team interdisciplinare di ricercatori ha realizzato un nuovo studio, come spiega Universe Today.[1] Il team è stato guidato da Robin Hanson, un professore universitario nonché economista statunitense conosciuto soprattutto per il concetto del “grande filtro”. Lo studio è disponibile su arXiv.[3]

Sviluppo di civiltà intelligente seguirebbe stessi passaggi avvenuti sulla Terra

Il modello sviluppato da Hanson e colleghi si basa su un assunto: una civiltà intelligente tende a svilupparsi tramite una serie di passaggi molto simile a quella che abbiamo visto qui sulla Terra. Dunque si parla di evoluzione biologica monocellulare e poi pluricellulare e via via di forme di vita sempre più complesse che poi sfociano nell’intelligenza almeno per una specie.

In base a questo presupposto e prendendo in considerazione il tempo necessario affinché la vita si sviluppi su un pianeta per poi diventare intelligente (un periodo di circa 13,8 miliardi di anni, sostanzialmente l’età stessa dell’universo per quanto ci riguarda), i ricercatori hanno creato un modello per stimare dove si trovano le civiltà che loro stessi hanno denominato “grabby civilizations” (GC, traducibile con “civiltà arraffanti” onde indicare civiltà con un livello di sviluppo tecnologico atto a colonizzare vaste aree della prova galassia) e quando potremmo mai incontrarle.

Primo parametro: siamo una delle prime civiltà

I ricercatori giungono ad una prima conclusione: il 99% delle forme di vita avanzate molto probabilmente apparirà in futuro rispetto al momento odierno. I ricercatori hanno infatti calcolato che il nostro pianeta è esistito soltanto nel corso dell’ultimo 30% della durata totale dell’universo fino ad ora mentre la linea evolutiva umana è esistita solo per l’1% dello stesso periodo di tempo.
Non riuscendo ad acquisire prove dell’esistenza di altre civiltà aliene, la conclusione più logica è che noi siamo arrivati in anticipo e che siamo una delle prime civiltà, almeno nella nostra galassia.

Secondo parametro: il grande filtro

Secondo Hanson esistono nove passaggi principali con i quali si può descrivere l’esistenza delle condizioni adatte per la vita (così come la conosciamo) e l’evoluzione della vita fino a diventare intelligente e colonizzatrice stellare. Di questi nove passaggi, l’ultimo, secondo il modello proposto dai ricercatori, appartiene al nostro futuro. I passaggi in questione sono:

  • Sistema stellare abitabile (con pianeti abitabili)
  • Molecole riproduttive
  • Vita unicellulare procariotica
  • Vita unicellulare eucariotica
  • Riproduzione sessuale
  • Vita multicellulare
  • Capacità di utilizzo degli strumenti
  • Civiltà industriale
  • Colonizzazione su vasta scala

Legge di potenza dei passaggi difficili

Questo elenco riporta anche al concetto di “grande filtro”: ad ogni superamento di un passaggio nell’elenco da parte della vita le probabilità di estinzione aumentano secondo una legge che gli stessi ricercatori hanno denominato “hard steps power law”, traducibile con “legge di potenza dei passaggi difficili”.

Nel comunicato stampa che presenta lo studio,[2] lo stesso Hanson descrive la legge in questo modo: “Il tempismo degli eventi nella storia della vita sulla Terra suggerisce che ci sono stati 3-9 difficili passaggi che la vita ha dovuto attraversare per raggiungere il nostro livello e che la maggior parte dei pianeti come il nostro non raggiunge mai il nostro livello prima che la finestra per la vita su quel pianeta si chiuda. Quindi, una vita avanzata come la nostra è rara”.

Una prova del fatto che la vita sulla Terra sia un fatto raro sta nel fatto che non vediamo vita extraterrestre. Questo può essere spiegato probabilmente con la presenza di un “grande filtro” che si pone tra l’estinzione di una civiltà e un’espansione molto duratura della stessa.

Una civiltà “arraffante” ogni milione di galassie

Secondo Hanson una forma di vita a livelli avanzati tali da produrre civiltà aliene “grabby” dovrebbe apparire circa una volta ogni milione di galassie prima dell’estinzione della stessa civiltà. Secondo questo concetto esisterebbe dunque una scadenza per tutte le civiltà avanzate nell’universo: la vita deve emergere e poi raggiunge la complessità prima che un’altra specie più antica e più avanzata la raggiunga.

“Se appaiono casualmente civiltà aliene che poi si espandono per rifare l’universo, allora una volta che tutto l’Universo è pieno di tali alieni, non ci sono più posti in cui la vita possa evolversi verso il nostro livello”, spiega ancora Hanson. “Cioè, gli ‘alieni arraffanti’ creano una scadenza entro la quale deve apparire la vita avanzata. Questa scadenza è tra qualche miliardo di anni da oggi. Rispetto a quella scadenza, non siamo in anticipo”.

Terzo parametro: il tempo e lo spazio

I ricercatori infine hanno preso in considerazione un terzo parametro che si basa sul tempo e sullo spazio che abbiamo occupato e sul fatto che essi rappresentino la norma. Secondo il modello sviluppato dei ricercatori, si tratterebbe di un effetto della selezione che poi porta una civiltà aliena avanzata ad espandersi per riempire l’universo.

I ricercatori individuano quello che può essere considerato come un passaggio fondamentale di una civiltà intelligente: passare dall’essere una civiltà “tranquilla” all’essere una civiltà “rumorosa”. Le civiltà rumorose, che poi sarebbero quelle “arraffanti” (grabby), tendono ad aumentare il volume dello spazio che occupano (colonizzazione spaziale) producendo segnali riconoscibili della loro presenza (tecnofirme). Le civiltà tranquille, invece, non aumentano lo spazio che occupano. Noi, per il momento, siamo una civiltà “tranquilla”.

Le conclusioni

In base ai parametri descritti sopra, Hanson e colleghi prevedono dunque queste possibilità:

  • Le civiltà rumorose emergono una volta ogni milione di galassie
  • Le civiltà rumorose tendono ad espandersi aumentando il volume dello spazio occupato ad una velocità che circa la metà della velocità della luce
  • Le civiltà rumorose controllano attualmente il 40-50% del volume dell’universo
  • Ogni civiltà rumorosa arriverà a controllare da 100.000 a 30 milioni di galassie nel corso della sua esistenza

Potremmo incontrare alieni tra centinaia di milioni di anni

L’ultima stima risponde finalmente alla domanda più interessante: probabilmente incontreremo una civiltà ” rumorosa” in un periodo di tempo compreso tra 200 milioni di anni e 2 miliardi di anni da oggi. Davvero una cattiva notizia per chi attualmente si è messo alla ricerca di “firme tecnologiche”.

Come ammette lo stesso Hanson, la stima riguardante lo sviluppo di una civiltà intelligente di tipo ” rumoroso” (quelle che cominciano a colonizzare lo spazio) una volta ogni milione di galassie è effettivamente scoraggiante.
Se gli alieni rumorosi rappresentano l’unico tipo di civiltà extraterrestre che potremmo individuare, allora le probabilità che la ricerca di tipo SETI intercetti alieni nelle nostre vicinanze sono molto basse.

Potremmo rilevare civiltà tranquille

Tuttavia c’è qualche speranza, spiega il ricercatore: potremmo trovare un modo per individuare le civiltà “tranquille”. Tutto sta a capire il rapporto tra le civiltà rumorose e quelle tranquille.
Secondo il ricercatore ciò ci riguarda molto da vicino: meno civiltà tranquille esistono, più è probabile che in futuro l’umanità possa diventare una civiltà rumorosa.

Secondo i ricercatori il rapporto “tranquilli-rumorosi” dovrebbe essere più alto di 10.000 a 1 affinché ci si possa realisticamente aspettare che una civiltà tranquilla sia stata attiva nella nostra galassia durante tutta la sua esistenza (circa 13 miliardi di anni). Lo stesso rapporto dovrebbe essere poi di 10 milioni a 1 per sperare di trovare in questo momento una civiltà aliena che sia vissuta per almeno 1 milione di anni nella nostra galassia.

Inoltre, come fanno notare i ricercatori, la velocità di espansione degli alieni rumorosi potrebbe essere più bassa di quanto stimato e ciò ci darebbe maggiori possibilità di di scoprire eventuali segni della loro presenza.

“Non stiamo più speculando sugli alieni”

Secondo i ricercatori anche se si tratta di risultati che potrebbero deprimere in realtà esiste un aspetto positivo che riguarda la ricerca di vita extraterrestre intelligente in generale: “Non stiamo più speculando sugli alieni; siamo ragionevolmente sicuri che esistano, e possiamo dire dove si trovano nello spaziotempo. Abbiamo un semplice modello statistico che dice dove si trovano, cosa stanno facendo e dove potremmo vederli o incontrarli”.

Note e approfondimenti

  1. If Aliens Are Out There, We’ll Meet Them in a Few Hundred Million Years – Universe Today (IA)
  2. Grabby Aliens Explain Human Earliness, But Are Bad News for SETI (IA)
  3. [2102.01522] If Loud Aliens Explain Human Earliness, Quiet Aliens Are Also Rare (IA)

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