Quando la corsa diventa un’ossessione porta a lesioni e problemi sociali

Un nuovo studio mostra che anche lo sport, nello specifico la corsa, può diventare letteralmente un’ossessione che può inficiare i rapporti con le altre persone e finanche la condizione fisica.
Il nuovo studio, prodotto dal professore Jan de Jonge dell’Università dell’Australia Meridionale, si è basato sull’analisi che i ricercatori hanno effettuato intervistando 246 corridori non professionisti con un’età compresa tra 19 e 77 anni.

I ricercatori sono in primis giunti alla conclusione, non sorprendente, che quei corridori più appassionati, quelli in cui questo sport ha preso il controllo della loro vita a scapito anche dei rapporti con il partner, con gli amici e con i parenti, riportavano anche un numero di lesioni legate alla corsa più alto.
Il corridore ossessivamente appassionato ignora la necessità da parte del corpo di recuperare dopo una sessione di corsa e il soggetto non riesce a staccarsi mentalmente da questa attività, anche quando questa diventa palesemente dannoso, ad esempio a seguito di infortunio.

I ricercatori poi scoprivano che i corridori in età più avanzata erano, in media, più in grado di staccarsi mentalmente da questa attività e di recuperare più velocemente rispetto ai corridori più giovani, ossia quelli nella fascia di età tra i 20 e i 34 anni.
“La maggior parte degli infortuni legati alla corsa avvengono a causa di sovrallenamento e uso eccessivo o mancato recupero adeguato, semplicemente a causa di una passione ossessiva per la corsa”, dichiara lo stesso de Jonge.

Quest’ultimo afferma chiaramente che se la corsa diventa un’attività ossessiva, può portare a notevoli problemi non solo a livello sociale ma anche a livello fisico con più lesioni legate all’attività. Si tratta di un comportamento ossessivo che tra l’altro è stato segnalato anche in altre attività fisiche o sportive, come il ciclismo o la danza.
Lo studio è stato pubblicato sull’International Journal of Environmental Research and Public Health.

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