Quando piove piante “entrano nel panico” perché goccioline possono diffondere microrganismi dannosi

Quando piove le piante attivano una serie di processi chimici abbastanza complessi in modo che l’acqua della pioggia, quando arriva sulle foglie o sulla superficie della pianta, non possa procurare danni, soprattutto facendo da vettore per microrganismi dannosi.

Si tratta di una serie di processi che un team internazionale di ricercatori crede sia molto vicina alla sensazione di panico che gli esseri umani possono provare nei confronti di una situazione pericolosa.
Secondo Harvey Millar, ricercatore dell’Università dell’Australia Occidentale ed uno degli autori dello studio, si tratta di una reazione a catena causata da una proteina denominata Myc2.

I ricercatori hanno notato che spruzzando dell’acqua su una pianta del genere Arabidopsis, questa proteina si attiva e migliaia di geni si mettono al lavoro per difendere la pianta grazie a dei segnali di avvertimento che viaggiano da una foglia all’altra.
Ma la pioggia non è qualcosa di benefico per le piante? Non sempre. Se la pioggia stessa può portare dell’acqua, è vero anche che può essere considerata come uno dei principali vettori per le malattie delle piante.

Come spiega lo stesso ricercatore, quando una goccia di pioggia schizza su una foglia, per esempio, altre goccioline più piccole rimbalzano in ogni direzione. Queste stesse goccioline contengono microrganismi di ogni genere, batteri, virus o spore fungine. Una singola gocciolina che rimbalza può diffondere questi microrganismi alle altre foglie della stessa pianta oppure alle altre piante fino a 10 metri di distanza.

Quando piove e quando viene attivato il suddetto processo, una delle sostanze chimiche che la pianta produce è un ormone denominato acido jasmonico. Si tratta di un ormone fondamentale perché è usato per inviare segnali tra le piante e dato che queste non possono spostarsi e non possono effettuare alcun movimento, si affidano questi sistemi di segnalazione molto complessi per proteggersi e per comunicare, per esempio, che hanno i meccanismi di difesa attivati.

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