Radiotelescopi sul lato oscuro della Luna per individuare esopianeti e pianeta Nove

Rappresentazione artistica della stazione base, dei radiotelescopi e del rover lunare (credito: arXiv:1907.05407v1)

Un array di radiotelescopi da posizionare sul lato oscuro della Luna per nuove scoperte in ambito radioastronomico: è questa la proposta che arriva da uno studio pubblicato su arXiv da parte di un gruppo di ricercatori.
Questi radiotelescopi permetterebbero una più approfondita analisi dello spazio profondo e ricerche più efficienti degli esopianeti.

Il concetto di base, per ora denominato FARSIDE (Farside Array for Radio Science Investigations of the Dark Age ed Exoplanets), prevede l’istallazione di un array interferometrico a bassa frequenza radio sul lato oscuro della Luna, quello non visibile dalla Terra.
L’intera missione potrebbe contare su un rover di distribuzione, sul lander e sulla stazione base, un’architettura sostanzialmente coerente con i requisiti per missioni che già sono state effettuate in passato o progettate.

L’architettura dell’array prevedrebbe 128 antenne a doppia polarizzazione distribuite su 10 km quadrati da un rover. Queste antenne sarebbero collegate ad una stazione base che fornire l’elaborazione centrale dei dati grezzi, l’alimentazione e la trasmissione dei dati al Lunar Gateway, una stazione spaziale pianificata dalla NASA e dall’agenzia spaziale russa i cui primi pezzi dovrebbero essere lanciati negli anni 2020.
Naturalmente i dati dalla stazione spaziale potrebbero poi essere facilmente trasferiti sulla Terra.

Secondo i ricercatori, FARSIDE potrebbe permettere di “visualizzare l’intero cielo ogni minuto in 1400 canali con frequenze comprese tra 100 kHz e 40 MHz”, come descritto nell’abstract dello studio, una larghezza di banda superiore a quella possibile con la radioastronomia a terra.
Inoltre, e forse questa è la caratteristica più importante, questi radiotelescopi sarebbero isolati dalle interferenze terrestri sulla radiofrequenza nonché dal rumore di fondo prodotto dal plasma proveniente dal vento solare.

Il sistema permetterebbe un monitoraggio continuo dei sistemi stellari più vicini e più interessanti ma permetterebbe anche un’attività di osservazione più approfondita degli oggetti del nostro stesso sistema solare, in particolare dei pianeti esterni e, ancora più in particolare, una ricerca più approfondita dell’eventuale, per ora ancora ipotetico, pianeta Nove, il pianeta “fantasma” la cui presenza nelle zone più esterne del sistema solare è stata teorizzata da vari ricercatori.

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