Radiotelescopio MeerKAT scatta immagine con migliaia di galassie lontane miliardi di anni luce

Migliaia di galassie, diverse delle quali lontane miliardi di anni luce, in una sola immagine realizzata grazie ai dati del radiotelescopio MeerKAT (credito: SARAO; NRAO / AUI / NSF. Per l’immagine completa senza elementi di rappresentazione artistica clicca qui)

Una nuova immagine dell’universo profondo è stata realizzata grazie ai dati recepiti dal radiotelescopio MeerKAT fatto da 64 antenne situate in Sudafrica.
L’immagine mostra decine di migliaia di piccoli punti luminosi ma non si tratta di stelle: ognuno di questi punti è una lontana galassia e ognuna di esse potrebbe potenzialmente contenere centinaia o migliaia di miliardi di stelle.

La caratteristica più interessante dell’immagine, tuttavia, è fatta proprio dalle galassie più distanti rappresentare dai punti luminosi più deboli. Acquisire dati e informazioni riguardanti queste galassie “primordiali” può infatti aiutare gli astronomi a capire quando sono nate le prime stelle e le prime galassie.
Attualmente si pensa che la maggior parte delle stelle siano nate in un periodo tra 8 e 11 miliardi di anni fa, un’era a denominata anche “mezzogiorno cosmico”.

Di solito è molto difficile acquisire la luce proveniente da queste galassie così lontane non solo per la distanza ma anche per le nuvole di gas che possono sovrapporsi e renderle non visibili.
Ed è proprio qui che entrano in gioco i radiotelescopi che funzionano ad una lunghezza d’onda tramite la quale si possono “superare” queste nuvole di gas per intravedere le galassie più lontane nascoste.

C’è riuscito infatti un team internazionale di astronomi che ha utilizzato il radiotelescopio MeerKAT, ora abbastanza sensibile da poter rilevare anche queste galassie lontane miliardi di anni luce.
Il risultato è l’immagine che si può vedere in questa pagina che rappresenta una porzione del cielo meridionale, paragonabile a quella occupata da cinque lune piene, con decine di migliaia di galassie, un’area che non contiene particolari fonti radio il cui bagliore potrebbe disturbare l’acquisizione dei dati.

Naturalmente, come per tutti gli oggetti situati ad unacerta distanza, anche in questo caso si può parlare di una sorta di “macchina del tempo” con la quale possiamo guardare il passato del cosmo. E, come spiega James Condon, uno degli autori dello studio nonché ricercatore del National Radio Astronomy Observatory, Stati Uniti, “poiché solo le stelle di breve durata che hanno meno di 30 milioni di anni inviano onde radio, sappiamo che l’immagine non è contaminata da vecchie stelle. La luce radio che vediamo da ogni galassia è quindi proporzionale alla sua velocità di formazione stellare in quel momento”.

Grazie a quest’immagine e ai dati raccolti con MeerKAT i ricercatori ora sanno che durante l’era del “mezzogiorno cosmico” si sono formate addirittura più stelle di quanto mai calcolato in precedenza e che probabilmente nell’universo ci sono molte più galassie di quanto mai teorizzato.

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