Resti umani rintracciabili anche dopo anni analizzando piante vicine?

Rappresentazione schematica dell’utilizzo di droni per il rilevamento remoto dei corpi umani in decomposizione attraverso l’analisi delle piante vicine (credito: DOI: 10.1016/j.tplants.2020.07.013, Trends in Plant Science)

Secondo un interessante studio apparso sulla rivista Trends in Plant Science, le piante potrebbero essere utilizzate per individuare corpi di esseri umani deceduti in ambienti dove individuare un cadavere non è proprio facilissimo, ossia nelle foreste e in generale in quegli ambienti pieni di piante e alberi che possono dopo pochissimo tempo coprire quasi ogni traccia.
Secondo i ricercatori dell’Università del Tennessee, infatti, intorno ai resti di esseri umani morti si creano quelle che gli stessi ricercatori hanno chiamato come “isole di decomposizione dei cadaveri”.

In sostanza i resti umani cominciano ad alterare il suolo a livello chimico e queste alterazioni modificano chimicamente anche le radici, le foglie e varie altre parti delle piante che circondano i resti stessi.
L’alterazione chimica da parte dei resti umani avviene tramite un forte rilascio di azoto nel suolo che segue alla decomposizione. Questo rilascio avviene in maniera relativamente veloce ed improvvisa ed altrettanto veloce ed improvviso è l’assorbimento da parte delle piante più vicine di questa quantità inusuale di azoto.

Questi cambiamenti nella composizione delle foglie potrebbero essere individuati anche ad anni di distanza dal decesso, spiegano i ricercatori che hanno intenzione di sperimentare questa teoria presto presso l’Antropology Research Facility dell’università. Quest’ultima è una sorta di “body farm” e con i resti umani conservati i ricercatori potranno esaminare con maggiore attenzione il decadimento del corpo umano stesso e come può influire sulle piante che circondano i resti.
I primi risultati che hanno conseguito, in ogni caso, sono definiti dagli stessi ricercatori come “eccitanti”.

I ricercatori si dovranno concentrare, inoltre, anche sulle tecnologie di scansione per rilevare questi cambiamenti nelle piante, soprattutto nelle foglie. Questa nuova tecnica potrebbe rivelarsi utilissima per individuare resti di umani morti in zone più inaccessibili come quelle boscose se non completamente coperte dalla giungla, come nell’Amazzonia.
Con droni appositamente modificati per rilevare queste modifiche nelle piante, ad esempio attraverso la misurazione della riflettanza o della fluorescenza delle foglie, il processo di scoperta di cadaveri anche dei composti da molto tempo potrebbe andare incontro ad una svolta clamorosa.

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