Rete di nanofili mostra caratteristiche simili a quelle del cervello

(a) microfotografia della rete neuromorfa realizzata dai ricercatori . La rete contiene numerose giunzioni tra i nanofili, che funzionano come elementi sinaptici. (b) Un cervello umano e una delle sue reti neuronali. (credito: National Institute for Materials Science, Giappone)

Una rete neuromorfica composta da vari nanofili d’argento che presenta varie funzioni simili al cervello umano: è questo il risultato di uno studio descritto in un interessante comunicato stampa pubblicato sul sito del National Institute for Materials Science (NIMS), un centro di ricerca giapponese.

Secondo quanto riferisce il comunicato, il team di ricerca è riuscito a generare delle caratteristiche elettriche molto simili a quelle che sono associate alle funzioni cerebrali, di quelle uniche per gli esseri umani e definibili come “di ordine superiore”.
Parliamo di caratteristiche quali la memorizzazione, l’apprendimento, il diventare vigili e il ritorno alla calma.

Nello studio, pubblicato su Scientific Reports, vengono descritte le modalità con le quali questa rete elettrica nanoscopica ha potuto mostrare queste caratteristiche elettriche uniche.
Le sinapsi di questa rete di nanofili sono rappresentate dalle stesse giunzioni tra due nanofili, giunzioni che vanno a formare un elemento resistivo variabile.

Ne consegue una rete che, quando applicata una tensione, interagisce in maniera molto intricata tanto che gli stessi ricercatori l’hanno definita una “rete neuromorfica” perché tutti questi elementi “sinaptici” lavorano in maniera collettiva per ottimizzare il trasporto della corrente, una serie di processi auto-organizzati e che sono emersi sostanzialmente da soli.

A cosa può servire questa ricerca? A creare nuovi dispositivi di memoria, per esempio, che funzionino secondo dei principi del tutto diversi da quelli che caratterizzano le memorie degli attuali computer.
Un dispositivo di memoria neuromorfico, per esempio, potrebbe prendere una decisione più rapida anche se la soluzione generata potrebbe non essere del tutto ottimale, come specifica lo stesso comunicato stampa che presenta lo studio realizzato da un team di ricerca internazionale guidato da Tomonobu Nakayama, Adrian Diaz, Zdenka Kuncic e James K. Gimzewski.

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