Rete di telescopi spaziali “a basso costo” per osservare direttamente esopianeti fino a 1000 anni luce di distanza

Rappresentazione grafica di un singolo telescopio spaziale di forma sferica del progetto Nautilus che potrebbe lavorare in serie insieme ad altri nello spazio (credito: The Nautilus Array)

Nel corso degli ultimi decenni per realizzare telescopi sempre più efficienti sono stati fatti specchi sempre più grandi, oltre che più avanzati tecnologicamente.
Ora un team di scienziati dell’Università dell’Arizona sta sviluppando una nuova tecnologia e sta valutando la possibilità di mettere in orbita decine di telescopi spaziali “economici” che possono lavorare insieme e che potrebbero permettere di osservare, tra le altre cose, anche le atmosfere dei pianeti a grossa distanza.

Il problema degli specchi troppo grandi

C’è un limite alla grandezza dello specchio di un telescopio e alcuni di questi limiti sono dettati dallo stesso peso dello specchio, che può arrivare a distorcere le immagini, per finire con problematiche logistiche che non possono non essere tenute di conto.

Specchi troppo grandi, una volta ultimati, cominciano a non essere più trasportabili nei pressi dei telescopi all’interno dei quali debbono essere montati.
Devono infatti essere calcolati anche i limiti relativi ai mezzi di trasporto e alle strade, comprensive di sottopassaggi e tunnel vari.

E il discorso vale anche per i telescopi spaziali; anzi in questo caso la cosa si fa ancora più complicata perché lo stesso specchio deve essere mandato in orbita.

Nuova tecnologia

Daniel Apai, astrofisico dell’Università dell’Arizona Tucson, sta sviluppando, insieme al suo team, “una nuova tecnologia per sostituire gli specchi nei telescopi spaziali”.
Se i propositi del ricercatore e del suo team avranno il successo sperato, sarà possibile “aumentare notevolmente il potere di raccolta della luce dei telescopi e, tra le altre scienze, studiare le atmosfere di 1.000 pianeti potenzialmente simili alla Terra per i segni della vita”, come riferisce lo stesso Apai.

Il progetto Nautilus

Apai è a capo di un team di ricerca che sta valutando l’idea relativa alla progettazione di un telescopio spaziale replicabile, un progetto denominato Nautilus. Questi telescopi spaziali potrebbero essere costruiti sostanzialmente in serie tanto che già si pensa ad una flotta di 35 telescopi sferici con un diametro di 14 metri, ognuno dei quali più potente del singolo telescopio spaziale Hubble.

Ogni unità potrebbe lavorare con un obiettivo largo 8,5 metri (Hubble ha uno specchio di 2,4 metri mentre il futuro James Webb avrà uno specchio di 6,5 metri).
Sono caratteristiche che potrebbero permettere di analizzare direttamente le atmosfere planetarie, cosa che tra l’altro potrebbe aiutare a scoprire la presenza di vita extraterrestre.

Osservare 1000 esopianeti fino a 1000 anni luce

Nel comunicato stampa si parla della possibilità pratica di poter analizzare in questo modo più di 1000 esopianeti distanti fino a 1000 anni luce da noi.
Gli scienziati hanno calcolato che se si volessero osservare direttamente pianeti a queste distanze, ci vorrebbe un telescopio spaziale con uno specchio del diametro di 50 metri, cosa sostanzialmente improponibile.

Lo studio pubblicato sull’Astronomical Journal, redatto dallo stesso Apai insieme a Mil Milster, professore del James C. Wyant College of Optical Sciences, fornisce a diversi ragguagli relativi al progetto Nautilus, un progetto che prevedrebbe la messa in orbita di decine di telescopi spaziali “a basso costo” che lavorerebbero insieme per catturare la quantità di luce che potrebbe catturare un telescopio spaziale con uno specchio di 50 metri di diametro.

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