Retinite pigmentosa, realtà aumentata può essere d’aiuto

Rappresentazione artistica di ciò che i pazienti possono vedere quando indossano i particolari occhiali per la realtà aumentata (Scott Song per USC Roski Eye Institute)

La realtà aumentata potrebbe essere utilizzata per facilitare la vita delle persone con problemi di vista. Le peculiari caratteristiche di questa nuova tecnologia, infatti, possono essere utilizzate per migliorare la mobilità e per far sì che le persone con problemi di vista possano navigare meglio nel loro ambiente.

È quanto affermato da un gruppo di ricercatori della Scuola di Medicina dell’Università della California Meridionale dopo aver analizzato vari pazienti con retinite pigmentosa, malattia dell’occhio che può provocare notevoli problemi nella visione.
I risultati che hanno ottenuto durante i primi esperimenti che hanno eseguito con occhiali adattati per la realtà aumentata hanno visto un miglioramento della mobilità dei pazienti con questa patologia del 50%.

Come specificano Mark Humayun e Charlotte Ginsburg, due dei ricercatori che hanno condotto lo studio, questo è un approccio diverso rispetto ad altri tentativi di sfruttare tecnologie come quella della realtà aumentata: quest’ultima, in questo caso, viene utilizzata per migliorare, non per sostituire, i sensi naturali.
Ad esempio gli occhiali adattati alla realtà aumentata possono proiettare diversi colori brillanti sulle retine dei pazienti, colori che possono corrispondere ad ostacoli di varia natura.

Gli stessi occhiali possono eseguire un rendering completo della struttura 3D di una stanza praticamente in tempo reale. Lo stesso rendering viene tradotto in una sovrapposizione visiva colorata semitrasparente che evidenzia i bordi e le linee di potenziali ostacoli con colori brillanti.
La stessa tecnologia, come riferito nel comunicato stampa, può già funzionare sui dispositivi disponibili in commercio per la realtà aumentata.

Nel corso degli esperimenti i pazienti con retinite pigmentosa indossavano occhiali per la realtà aumentata, equipaggiati con il suddetto software, mentre percorrevano un percorso reale con ostacoli. Analizzando il numero delle volte durante le quali i pazienti si scontravano con gli ostacoli nonché il tempo impiegato per completare il percorso, i ricercatori notavano che i pazienti che usufruivano della realtà aumentata godevano di un certo miglioramento.

In particolare registravano un numero di collisioni contro gli ostacoli inferiore del 50%, un miglioramento abbastanza netto.
“Attraverso l’uso dell’AR, miriamo a migliorare la qualità della vita per i pazienti ipovedenti aumentando la loro fiducia nell’esecuzione di attività di base, consentendo loro in definitiva di vivere una vita più indipendente”, dichiara Anastasios N. Angelopoulos, uno dei ricercatori che ha partecipato allo studio.

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