Ricerca italiana mostra presenza di nanoplastiche anche in frutta e verdura

Un team di ricercatori italiani ha svolto una nuova ricerca, pubblicata su Environmental Research, in cui viene certificata la presenza delle cosiddette “microplastiche” anche nella frutta e nella verdura che viene consumata nel nostro paese.
I ricercatori si sono concentrati su una sottocategoria delle microplastiche, quella delle cosiddette “nanoplastiche”, ossia quei resti provocati dalla “degradazione” della plastica rappresentati da pezzettini più piccoli di quelli definibili come “microplastiche”, spesso con dimensioni inferiori a 100 nanometri (un nanometro è un milionesimo di millimetro).

In effetti, per quel che ne sanno gli stessi ricercatori che hanno realizzato lo studio, non erano state ancora effettuate ricerche per quanto riguarda la presenza di microplastiche all’interno di frutta e verdura per il consumo alimentare.
Il livello medio più alto di microplastiche è stato trovato nelle mele e nelle carote. Il livello più basso è stato invece individuato nelle lattughe.
Per quanto riguarda le dimensioni dei pezzettini di plastica, la dimensione media più piccola è stata trovata nelle carote (dimensione media di 1,51 μm) mentre la dimensione media più grande è stata individuata nelle lattughe (2,52 μm).

Secondo i ricercatori frutta e verdura acquisiscono la microplastica dall’ambiente inquinato assorbendola all’interno dei loro sistemi biologici. In particolare l’assorbimento, secondo i ricercatori, potrebbe avvenire tramite le aperture naturali di livello nanometrico o micrometrico presenti naturalmente nelle piante. Tuttavia i ricercatori spiegano che, nonostante la presenza di queste nanoplastiche all’interno di frutta e verdura sia una fonte di preoccupazione, l’ingestione della stessa nanoplastica a seguito del consumo di queste tipologie di alimenti risulta inferiore a quella provocata dal consumo di acqua in bottiglie fatte del materiale plastico PET.

Inoltre i ricercatori hanno notato una maggiore presenza di residui di natura plastica nella frutta piuttosto che nella verdura e ciò sarebbe da spiegare nell’elevatissima vascolarizzazione della polpa del frutto e nella dimensione più grande nonché nella maggiore complessità degli alberi rispetto alle piante che producono le verdure.
Gli stessi ricercatori credono, come spiegano nell’abstract dello studio, che sia comunque urgente ed importante eseguire ricerche tossicologiche ed epistemologiche più approfondite per capire gli effetti di microplastiche e nanoplastiche sulla salute degli esseri umani.

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