Ricercatori scoprono che selfie sono quasi sempre centrati sull’occhio sinistro

Di solito quando si scatta un selfie si centra l’immagine intorno agli occhi e questo non è di certo una novità. Un nuovo interessante studio, condotto da ricercatori di varie istituzioni inglesi ed italiane, scopre però qualcosa che probabilmente nessuno aveva mai notato prima.

I ricercatori hanno scoperto che quando si scattano i selfie la maggioranza delle persone tende a centrare l’immagine sull’occhio sinistro.
Secondo i ricercatori, questo è dovuto al fatto che i nostri occhi possono fornire numerose informazioni, ad esempio su cosa stiamo prestando la nostra attenzione o sul nostro umore.

I ricercatori hanno analizzato oltre 4000 selfie presenti su Instagram con proporzioni uguali per quanto riguarda la provenienza geografica.
Gli stessi ricercatori hanno suddiviso le immagini in “selfie standard”, ossia quelli presi con uno smartphone o un dispositivo simile proiettato direttamente verso il volto, e in “selfie specchio”, ossia quelli creati sfruttando il riflesso di uno specchio.

Una differenziazione gli stessi ricercatori hanno dovuto fare per capire se l’autore del selfie stava cercando di centrare l’occhio destro o l’occhio sinistro.
I ricercatori hanno poi misurato con precisione la distanza dal centro della foto di ciascun occhio e altre informazioni ed analisi statistiche ed hanno scoperto che i selfie quasi sempre erano centrati sullo sguardo e quasi sempre sull’occhio sinistro, anche solo leggermente.

Questo fenomeno, secondo i ricercatori, combacia con un altro conosciuto come “pseudoneglect”, ossia la tendenza naturale di spostare con la mente l’attenzione spaziale verso il lato sinistro.
Questo fenomeno è stato dimostrato da diversi esperimenti durante i quali, quando viene chiesto ad una persona di indicare il centro di una linea orizzontale disegnata su un foglio, i partecipanti al test quasi sempre inserivano il proprio segno leggermente sulla sinistra.

Lo studio è stato realizzato da ricercatori della City University di Londra, dell’Università di Londra, dell’Università di Parma e dell’Università di Liverpool ed è stato pubblicato su PLOS ONE.

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