Riciclaggio dei gusci dei crostacei sempre più efficiente per sostituire plastica

Il settore del riciclaggio dei gusci dei crostacei si sta ampliando sempre di più e nuove aziende entrano nel campo, spesso servendosi di nuovi metodi più efficienti e meno costosi per l’estrazione della chitina che questi gusci contengono, come spiega ScienceNews.

Riciclaggio di gusci di gamberi e aragoste

Una start-up della Virginia, per esempio, pensa di poter utilizzare i gusci delle aragoste, dei gamberi e in generale dei crostacei di cui ci nutriamo per sostituire la plastica tramite metodi più efficienti.

Gusci dei crostacei e plastica contribuiscono all’inquinamento

Si tratterebbe dei classici due piccioni presi con una fava: i gusci dei crostacei generano diversi milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno e contribuiscono a rendere sempre più affollate le discariche oltre a creare un problema ambientale non di poco conto.
Sulla stessa lunghezza d’onda è il ragionamento che riguarda la plastica, anzi forse in questo caso i toni dovrebbero farsi ancora più allarmanti. In questo caso le tonnellate passano dai milioni ai miliardi ogni anno e molta della plastica utilizzata serve per gli imballaggi.

Chitina è materiale organico abbondante

Secondo la John Keyes, CEO di Mari Signum, è possibile ottenere chitina pura e chitosano proprio dei gusci dei crostacei per produrre una nuova bioplastica con un metodo che si rivelerebbe anche più economico e in generale più fattibile rispetto a quelli “tradizionali”.
La chitina è un materiale organico abbondante e di facile reperimento. Si trova nei gusci dei crostacei ma anche in quelli degli insetti, nelle squame dei pesci, nei molluschi e nei funghi. Si tratta di un polimero organico il cui elemento costitutivo principale è l’N -acetil-D-glucosamina.

Tavole da surf fatte con chitina

La Mari Signum non è comunque l’unica azienda che intende sfruttare proprio questo elemento organico polimerico di facile reperimento in natura. Ci sta pensando anche la Cruz Foam, un’altra start-up con sede in California che produce tavole da surf fatte proprio di chitina.
Sarebbe un bel passo avanti dato che la schiuma di polistirene, che si utilizza di solito per fare le tavole da surf, impiega più di 500 anni per biodegradarsi.

Processi per l’estrazione della chitina

Ad oggi per produrre 1 kg di chitina ci vogliono 10 kg di gusci ai quali vanno aggiunti 6 kg di carbone per il processo del riscaldamento, 9 kg di acido cloridrico, 8 kg di idrossido di sodio e 330 kg di acqua. E questo senza contare gli investimenti per i reattori resistenti alla corrosione che devono essere utilizzati nel processo.
I ricercatori però stanno lavorando a nuovi metodi che comporterebbero miglioramenti sostanziali e potrebbero rendere davvero universale il riciclaggio dei gusci dei crostacei.

Nuovo metodo per l’estrazione

Un nuovo processo sfrutta l’azione biologica di speciali batteri che andrebbero a sostituire i costosi prodotti chimici utilizzati per il metodo”tradizionale”. Questi batteri producono degli acidi naturali che possono sostituire degnamente l’acido cloridrico.
È possibile ricavare dalla chitina, tramite questo metodo, una bioplastica per gli imballaggi degli alimenti, in particolare del pesce.
È questo il caso della Cruz Foam, azienda scozzese, che ha già preso accordi con una catena di supermercati britannica per produrre imballaggi di plastica trasparente per il pesce da vendere sugli scaffali.

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