Rifiuti dalla lavorazione dell’uva utilizzabili per molteplici scopi

Vinaccia (credito: P1010413.JPG | David Lytle | Flickr, David Lytle, CC BY-SA 2.0, cropped)

L’uva è un frutto della terra usato primariamente per produrre il vino: moltissime tonnellate di uva vengono ogni anno raccolte in ogni parte del mondo per produrre questo nettare pregiato. Tuttavia non tutto il chicco di uva si utilizza: si stima che più di un quarto dello stesso chicco vada a finire al macero o comunque tra i rifiuti. Si parla della buccia, dei semi e dei gambi.
Poter riutilizzare questa enorme massa di rifiuti si rivelerebbe una scelta efficacissima in chiave ambientale e, se poi questi stessi rifiuti potessero essere utilizzati per produrre altri prodotti, il guadagno si rivelerebbe doppio.

Proprio a questo risultato sembra essere giunto un team di ricercatori che ha presentato le proprie idee ad una conferenza della American Chemical Society (ACS). La ricerca, eseguita da un team di ricercatori dell’Università del Nebraska-Lincoln, è incentrata proprio sui tentativi di rendere questi rifiuti “rinnovabili”, soprattutto per produrre sostanze come antiossidanti, olii d’uva e fibre alimentari.

Secondo Changmou Xu, a capo del team di ricerca, le grandi quantità di rifiuti risultanti dalla lavorazione dell’uva possono rivelarsi altamente dannosi per l’ambiente: possono inquinare le acque superficiali, quelle sotterranee e il terreno.
Quest’ultimo, in particolare, diventa più acido proprio a causa del pH basso della vinaccia. Inoltre i rifiuti dell’uva nelle discariche attraggono non pochi parassiti e mosche di ogni tipo, notizia di certo non positiva per quanto riguarda la diffusione di malattie patologie di genere.

Già da diversi anni si sa che è possibile utilizzare la vinaccia perché possiede vari antiossidanti ovviamente del tutto naturali; tra di essi si possono individuare la proantocianidine, gli antociani e l’acido ellagico. Queste sostanze possono essere utilizzate negli integratori alimentari. Tuttavia il team di Xu dichiara di aver ideato nuove tecnologie per estrarre, separare e identificare i nutrienti dei resti dell’uva affinché possano essere utilizzati in prodotti commerciali. Gli stessi resti potrebbero poi essere utilizzati anche per pesticidi naturali.

Fonti e approfondimenti



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