Rilascio di metano dall’oceano Artico è accaduto in passato e potrebbe accadere di nuovo

Enormi grumi di carbonato che nella fondale marino dell'Artico intrappolano ingenti quantità di metano. Quest'ultimo potrebbe fuoriuscire al di sopra dell'acqua e finire nell'atmosfera a causa del riscaldamento globale in corso (credito: Giuliana Panieri, geochimica presso la Università Artica della Norvegia)

Un grave fenomeno climatico registrato durante l’eemiano (un periodo interglaciale iniziato 130.000 anni fa e terminato circa 115.000 anni fa[3]) potrebbe verificarsi di nuovo secondo un comunicato apparso sul sito della Geological Society. Of America[1]
Si tratta del rilascio di grosse quantità di metano che attualmente sono accumulate sotto le oscure profondità dell’oceano Artico.

Questi veri e propri depositi, attualmente in stato solido sotto forma di idrati di metano, “riposano” ma l’equilibrio, secondo i ricercatori, è alquanto delicato. Questi solidi sono molto sensibili alla temperatura ed eventuali cambiamenti, come quelli causati dal riscaldamento globale in corso, potrebbe uno modificare questo equilibrio e causare il rilascio di queste ingenti quantità di metano sopra l’acqua e dunque nell’atmosfera. Il gas metano è uno dei gas serra più potenti e tali quantità potrebbero accelerare il riscaldamento incluso con conseguenze imprevedibili ma comunque non di certo positivi per gli esseri umani.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Geology,[2] mostra infatti che nel corso della storia “recente” del nostro pianeta si sono verificate due fasi di scioglimento massivo di ghiaccio artico, tra cui il ghiaccio della Groenlandia, che molto probabilmente ha causato il rilascio di questo metano nell’atmosfera.
Queste due fasi sono quelle del suddetto periodo dell’eemiano (130.000-115.000 anni fa) e quella avvenuta durante l’ultimo massimo glaciale (LGM, circa 20.000 anni fa).

L’evento più interessante, secondo i ricercatori, è proprio quello dell’eemiano, un evento denominato anche “deglaciazione eemiana”. Questo evento, infatti, secondo gli scienziati era caratterizzato da condizioni climatiche ed ambientali più simili a quelle odierne e quindi quello che è successo allora potrebbe succedere anche in un futuro più o meno prossimo. I ricercatori hanno esaminato gli isotopi del carbonio nei gusci dei foraminiferi, forme viventi dell’oceano, lungo la costa occidentale delle Svalbard, un arcipelago norvegese.

Le analisi hanno mostrato che ci sono stati più episodi di rilascio di metano. Questo rilascio avveniva tramite schizzi violenti, lente infiltrazioni o, più probabilmente, tramite una combinazione di entrambi. Le emissioni di metano nell’atmosfera si stabilizzavano solo quando il ghiaccio scompariva completamente, dopo migliaia di anni.
“Potrebbe accadere di nuovo”, rivela Pierre-Antoine Dessandier, scienziato dell’Università Artica della Norvegia che ha condotto lo studio.[1]

Note e approfondimenti

  1. GSA News Release 21-15 (IA)
  2. Ice-sheet melt drove methane emissions in the Arctic during the last two interglacials | Geology | GeoScienceWorld (IA) (DOI: 10.1130/G48580.1)
  3. Eemian – Wikipedia in inglese (IA)

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