Riscaldamento globale di 56 milioni di anni fa provocato da allungamento dei continenti?

Credito: Placidplace, Pixabay, ID: 7192491

All’incirca 56 milioni di anni fa ci sono stati sconvolgimenti climatici di livello globale sul nostro pianeta, un periodo denominato anche “Massimo termico del Paleocene-Eocene”. In questo periodo ci fu infatti un riscaldamento globale e il picco è durato all’incirca 170.000 anni. Proprio durante questo periodo molte specie si sono estinte, in particolare gli esseri viventi che vivevano nelle acque più profonde.

Forte rilascio di carbonio nell’atmosfera

Cosa abbia causato questo riscaldamento globale, che vide le temperature medie globali alzarsi di 5-8°, è ancora oggetto di dibattito. Quello che sembra abbastanza sicuro è che ci fu un forte rilascio di carbonio nell’atmosfera. Il riscaldamento globale fu relativamente veloce (rispetto ad altri cambiamenti climatici occorsi sulla Terra in passato) ed anche per questo viene a volte paragonato con il riscaldamento globale in corso.

Particolari movimenti delle placche continentali nell’emisfero settentrionale

Un team di ricercatori provenienti dalle Università di Edimburgo, Leeds, Oldenburg e Firenze e dall’Accademia cinese delle scienze, hanno realizzato un nuovo studio, apparso su Nature Geoscience, in cui spiegano che a causare la catena di eventi che ha poi provocato il riscaldamento globale potrebbero essere stati alcuni particolari movimenti delle placche continentali nell’emisfero settentrionale. I ricercatori propongono che queste placche si siano allungate e che ciò abbia abbassato i livelli di pressione nelle profondità della Terra. Questo ha provocato uno scioglimento, anche se di durata relativamente breve, del mantello e ciò, a sua volta, ha causato un’intensa attività vulcanica e relativo rilascio di carbonio nell’atmosfera.

Massimo termico del Paleocene-Eocene troppo breve per spiegazioni più “tradizionali”

Questa ipotesi risolve il dilemma relativo alla velocità del riscaldamento che occorse durante questo periodo. L’episodio sembra essere infatti troppo veloce per essere spiegato con attività vulcaniche “tradizionali”. I ricercatori sono giunti a questa conclusione analizzando cumuli di lava presenti in varie aree dell’Atlantico settentrionale, tra cui isole Fær Øer e Groenlandia. Hanno scoperto delle composizioni insolite che suggeriscono che c’è stato un aumento importante della fusione del mantello litosferico subcontinentale poco prima dell’inizio del Massimo termico del Paleocene-Eocene. La decompressione deve aver fatto assottigliare e fondere questa parte del mantello che conteneva quantità importanti di carbonati metasomatici ricchi di carbonio.

Allungamento della massa continentale che univa l’Europa alla Groenlandia

Secondo Tom Gernon, un professore di scienze della Terra a Sao tempo e autore principale dello studio, lo scioglimento del mantello è stato l’evento che ha provocato il grosso del rilascio di carbonio nell’atmosfera. Nello specifico sarebbe stato l’allungamento della massa continentale che univa l’Europa alla Groenlandia (un evento che poi portò alla nascita dell’oceano Atlantico settentrionale) a scatenare l’evento di fusione del mantello.

Note e approfondimenti

  1. Transient mobilization of subcrustal carbon coincident with Palaeocene–Eocene Thermal Maximum | Nature Geoscience (DOI: 10.1038/s41561-022-00967-6)

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