Riscaldamento globale provocherà pesanti cambiamenti anche nel settore della pesca

Ci saranno cambiamenti in futuro per quanto riguarda la disponibilità nonché la cattura delle specie ittiche nel contesto della pesca e questi cambiamenti saranno da addurre, neanche a dirlo, ai cambiamenti climatici in corso e al riscaldamento globale.
Lo rileva un nuovo studio che ha fatto delle modellazioni per capire il futuro della pesca in relazione agli impatti climatici che si avranno sugli animali marini, in particolare importanti pesci per il comparto ittico come il merluzzo Atlantico, la sogliola di Dover e la sogliola limanda.

Per capire come l’abbondanza del pesce marino potrebbe cambiare entro il 2090, i ricercatori hanno sviluppato una serie di possibili crimini futuri tramite modelli computerizzati ed hanno scoperto che ci saranno pesci che diventeranno più abbondanti perché si adatteranno meglio al caldo. Tra questi ultimi ci saranno le triglie rosse, la sogliola di Dover, la sogliola limanda ed altre.
Parallelamente diminuiranno le specie che invece si sono adattate al freddo e che quindi non sapranno incassare bene il corpo in termini di maggiori temperature. Tra questi pesci saranno il merluzzo bianco e il megrim (rombo giallo).

Anche i sistemi attuali per la pesca saranno messi alla prova soprattutto perché le specie già in declino dovranno essere pescate in maniera diversa affinché si possa ridurre la loro vulnerabilità.
In generale l’industria della pesca, con tutti i suoi sistemi di gestione, si dovrà adeguare pesantemente dovrà cambiare la propria tipologia di operazioni per affrontare al meglio questi cambiamenti onde non soccombere.

“I nostri risultati mostrano che il cambiamento climatico continuerà a influenzare gli stock ittici all’interno di questa regione marina in futuro, presentando entrambi i potenziali rischi ma alcune opportunità alle quali i pescatori dovranno probabilmente adattarsi. I consumatori possono aiutare i pescatori a trarre vantaggio da queste opportunità di pesca cercando altre specie di pesci da mangiare”, spiega Katherine Maltby, autrice principale dello studio che è apparso sul Journal of Applied Ecology.

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