Rete di “bolle spaziali” per fermare raggi del Sole proposte da scienziati

Credito: senseable.mit.edu

I cambiamenti climatici potrebbero essere contrastati con una rete di “bolle spaziali” da frapporre tra la Terra e il Sole. Questa enorme struttura riuscirebbe a deviare la luce solare di quel tanto da abbassare l’aumento del riscaldamento globale. Il progetto è descritto in un articolo pubblicato dagli stessi ricercatori che lavorano al Massachusetts Institute of Technology (MIT).[1] In seno al sito dell’istituto è stata creata anche una sezione che descrive sommariamente il progetto e fornisce alcuni dati.[2]

Obiettivo è quello di deviare almeno l’1,8% della radiazione

Come spiegano gli stessi ricercatori nel sito, la geoingegneria potrebbe essere la nostra ultima opzione. La differenza tra questo progetto e quelli che, in varie occasioni, sono stati citati in relazione alla geoingegneria per contrastare i cambiamenti climatici risiede nel fatto che il progetto delle “bolle spaziali” non è legata direttamente alla Terra e quindi non c’è pericolo che intacchi l’ecosistema, almeno non in maniera diretta.
L’obiettivo dei ricercatori è quello di deviare almeno l’1,8% della radiazione solare prima che arrivi a colpire la superficie del nostro pianeta. In questo modo il riscaldamento globale che ci sta attanagliando potrebbe essere invertito.

Array di bolle fatte da scudi gonfiabili di silicio

La struttura sarebbe formata da un array di bolle fatte da scudi gonfiabili di materiali particolarmente resistenti alla bassa pressione e al freddo. Nel corso di alcuni esperimenti preliminari i ricercatori sono riusciti a gonfiare una bolla ad una pressione di 0,0028 atmosfere e ad una temperatura di –50°C ma con ulteriori ricerche magari si potranno utilizzare materiali ancora più efficienti affinché possano possono essere gonfiati e assemblati rapidamente per formare una rete di bolle. A tal proposito i ricercatori hanno già provato con il silicio e con dei liquidi ionici rinforzati con grafene.

Ammasso di bolle verrebbe posizionato in un punto di Lagrange

Questo ammasso di bolle verrebbe posizionato in un punto di Lagrange, un punto particolare dello spazio in cui la forza gravitazionale della Terra coincide più o meno con quella del Sole e ciò fa sì che gli oggetti restino in orbita stabile. L’estensione di questo array di bolle, qualora il progetto fosse davvero completato, si estenderebbe alla fine su una superficie equivalente a quella del Brasile.

La fabbrica di “bolle” potrebbe lavorare nello spazio

Naturalmente si tratta di un progetto enorme e le difficoltà ad esso legate di certo non mancano. La prima è quella legata alla costruzione di pellicole di grandi dimensioni (che costituirebbero la base delle “bolle”) le quali poi devono essere trasportate nello spazio e dispiegate. Secondo i ricercatori la fabbrica che costruirebbe queste pellicole potrebbe lavorare direttamente in orbita intorno alla Terra; ciò potrebbe abbattere i costi dei lanci.
Non si tratterebbe di una soluzione definitiva in quanto le bolle possono essere distrutte in caso di bisogno e quindi l’intero progetto sarebbe del tutto reversibile.

Impatti sulla Terra

I ricercatori credono che un quantitativo minore di raggi solari diretti verso la Terra potrebbe portare anche ad un indebolimento delle tempeste extratropicali. Tuttavia gli impatti sul nostro pianeta potranno essere via via studiati a diversi livelli di riduzione della radiazione. Inoltre i ricercatori prevedono un approccio di eliminazione graduale dello scudo di bolle; in questo modo si potrà evitare uno shock per l’ecosistema del nostro pianeta eventualmente causato dalla cessazione più o meno improvvisa delle funzioni di “scudo”. A tal proposito i ricercatori credono che lo scudo dovrebbe funzionare per un periodo che dovrebbe andare almeno dai 50 ai 200 anni.

Già nel 2017 fu proposto “scudo spaziale”

Nonostante sia un progetto che potrebbe sembrare a tratti fantascientifico in realtà non è il primo a proporre una costruzione nello spazio per tentare di bloccare i raggi del Sole. Già nel 2017 fu proposto, in uno studio pubblicato dai ricercatori Manasvi Lingam e Avi Loeb dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, la costruzione di una sorta di scudo spaziale che potrebbe proteggere il nostro pianeta dai pericolosi brillamenti solari.

Note e approfondimenti

  1. ‘Space Bubbles’: the deflection of solar radiation using thin-film inflatable bubble rafts (comunicato stampa)
  2. Space Bubbles (il sito del progetto)

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