Riso selvatico usato per studiare tossicità di laghi e torrenti

Il riso selvatico si è rivelato molto utile per misurare con buona precisione il livello di tossicità di laghi e torrenti del Minnesota. La ricerca, sviluppata da un team di ricercatori dell’università del Minnesota, ha utilizzato il riso selvatico come una sorta di canarino nella miniera di carbone: il riso avvertiva gli scienziati del livello di solfato nei corsi d’acqua e di come esso veniva convertito in solfuro tossico aumentando il livello poi di altri elementi dannosi tra cui il metilmercurio che va a danneggiare fortemente anche pesci.

Secondo Amy Myrbo, una delle ricercatrici dell’università del Minnesota impegnate nel progetto, si tratta di uno studio importante in quanto mostra che l’aumento di solfato nei laghi e in generale nei corsi d’acqua può avere conseguenze molto negative per gli ecosistemi, nonostante in sé per sé il solfato non possa considerarsi dannoso.
Questa scoperta dà anche una risposta alle domande che sorsero negli anni 40 e negli anni 50 quando si scoprì che il riso selvatico cresceva inusitatamente meglio nei laghi del Minnesota a basso solfato, una cosa che nessuno riusciva a spiegarsi.

Secondo la ricerca, il problema è da ricercare nel solfuro, non nel solfato. Il solfato può essere infatti convertito in solfuro tossico nel terreno delle zone umide, quello in cui il riso selvatico può abbondare e può mettere radici. Il solfuro prodotto dal solfato è opera dei microbi anaerobici del terreno.
Secondo Myrbo “Il Minnesota è l’unico tra gli stati degli Stati Uniti e tra le province canadesi in quanto ha uno standard di qualità dell’acqua che regola il solfato”.
I ricercatori hanno studiato campioni di acqua per tre anni dal 2011 al 2013 in più di 100 laghi e corsi d’acqua del Minnesota dove cresce riso selvatico.

Fonti e approfondimenti



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