Ritmi circadiani irregolari collegati a maggior rischio di Parkinson in uomini anziani secondo studio

Chi è caratterizzato da un ritmo circadiano più debole o più regolare mostra un rischio maggiore di sviluppare, in seguito e con il passare degli anni, la malattia di Parkinson e ciò vale soprattutto per gli uomini più anziani secondo un nuovo studio condotto da ricercatori dell’Università della California a San Francisco.

Gli scienziati del Weill Institute for Neurosciences hanno infatti condotto lo studio analizzando i dati di più di 3000 uomini che, durante la raccolta dei dati, vi è una maniera indipendente.
I ricercatori scoprivano che c’era un collegamento tra i ritmi circadiani e il Parkinson. I ritmi circadiani sono quei cicli quotidiani di riposo e di attività
influenzati da una sorta di orologio interno del cervello.

Secondo gli stessi ricercatori, eventuali disfunzioni di questi ritmi potrebbero essere considerati come una sorta di segnale di allarme per questa malattia.
Come spiega Kristine Yaffe, vicepresidente del Dipartimento di Psichiatria della UCSF nonché professoressa di psichiatria, neurologia, epidemiologia e biostatistica, il ritmo circadiano sembra procurare un effetto tangibile sulla salute su varie patologie, in particolare su quelle legate all’invecchiamento.

Per quanto riguarda questo specifico studio, il ritmo circadiano sembra avere un effetto sugli uomini più anziani per quanto riguarda le probabilità di contrarre il Parkinson.
Si tratta di risultati che meritano ulteriori studi più approfonditi anche per capire se rafforzare questi ritmi o agire su di essi potrebbe qualche modo ridurre questo rischio. Lo studio è stato pubblicato su JAMA Neurology.

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