
Un nuovo studio pubblicato su AGU Advances[1] rivela che in Texas i rischi legati al caldo estremo e alle inondazioni sono stati ampiamente sottostimati negli ultimi vent’anni. I ricercatori hanno utilizzato dati satellitari giornalieri per identificare eventi pericolosi che le banche dati ufficiali non avevano registrato.
Un pericolo più grande del previsto
Le inondazioni e le ondate di calore che colpiscono il Texas sono molto più frequenti di quanto si pensasse. Lo studio ha rilevato che, tra il 2001 e il 2020, ci sono stati oltre il doppio degli eventi alluvionali rispetto a quelli presenti nelle banche dati ufficiali. Questi eventi aggiuntivi hanno causato danni stimati in almeno 320 milioni di dollari. Questo risultato si basa su una nuova metodologia che calcola le precipitazioni eccezionali rispetto a quelle che si verificano normalmente ogni due anni.
Caldo estremo più diffuso e pericoloso
Anche il calore è stato ampiamente sottovalutato. In media, quasi quattro giorni su dieci tra il 2003 e il 2020 hanno registrato condizioni pericolose per la salute umana, secondo il criterio del bulbo umido, che tiene conto di umidità, temperatura e radiazione solare. Questo approccio più completo ha ampliato del 56% la superficie considerata a rischio termico, rivelando un’emergenza molto più estesa.
Eventi combinati e ingiustizie ambientali
Gli studiosi hanno anche analizzato gli eventi multirischio, cioè quei periodi in cui si verificano contemporaneamente caldo estremo e alluvioni. Con la nuova metodologia, questi eventi sono risultati cinque volte più numerosi rispetto ai dati tradizionali. Inoltre, sono più frequenti nelle aree abitate da minoranze etniche o gruppi socioeconomicamente svantaggiati, evidenziando un forte squilibrio nell’esposizione ai pericoli climatici.
Un modello applicabile su scala globale
Lo studio non si limita al Texas. I ricercatori suggeriscono che la loro metodologia può essere applicata anche in altre regioni del mondo, a condizione di disporre di dati climatici adeguati. L’obiettivo è migliorare la capacità di monitorare eventi pericolosi e fornire informazioni più precise ai responsabili delle politiche climatiche, soprattutto in un contesto di risorse limitate. Secondo gli autori, riconoscere meglio dove e quando i rischi si manifestano è fondamentale per proteggere le comunità più vulnerabili.


