Robot raccoglitori autonomi rivoluzioneranno l’agricoltura

Uno dei robot raccoglitori sviluppati dalla Fieldwork Robotics (credito immagine: University of Plymouth)

L’agricoltura diventa sempre più automatizzata: un gruppo di ricerca dell’Università di Plymouth è impegnato, già da qualche anno, nella realizzazione dei veri e propri robot, per certi versi anche simili agli umani, che servono per raccogliere i frutti della terra: pomodori, lamponi, piselli, cavolfiori, broccoli, cavoli e tutti i vegetali coltivati in maniera estensiva in Cornovaglia.
Si tratta del progetto Automated Brassica harvesting in Cornwall (ABC), in parte finanziato anche dall’Unione Europea.

La particolarità di questi nuovi robot sviluppati da Martin Stoelen, docente di robotica presso l’Università di Plymouth, sta nel fatto che vantano bracci robotici non rigidi, diversamente da tutti gli altri robot agricoltori precedentemente creati. I nuovi robot hanno due braccia e, per molti versi, si muovono proprio come gli esseri umani.
I nuovi robot raccoglitori sarebbero inoltre in grado di identificare anche le verdure già pronte per la raccolta attraverso telecamere e sensori posti nelle “mani”, un sistema che permetterà al robot stesso di riconoscere in maniera automatica cosa deve raccogliere e cosa deve lasciare ancora a maturare.

Inoltre i robot sono in grado di registrare tutta la loro attività, una caratteristica che permetterebbe di raccogliere dati e informazioni molto utili per l’agricoltore.
Stoelen sta anche tentando, con la sua compagnia Fieldwork Robotics Ltd, di portare questi modelli sul mercato nel giro di due o tre anni.
Raccogliere manualmente i frutti della terra rappresenta uno dei costi principali nel comparto dell’agricoltura e poter abbatterlo rappresenterebbe per tutti gli agricoltori un vantaggio non da poco.
“In definitiva, macchine come questa renderanno la vita di un contadino più facile e più semplice, ma è anche una tecnologia interessante che potrebbe incoraggiare i più giovani a scegliere una carriera nell’agricoltura”, dichiara lo scienziato nell’articolo pubblicato sul sito dell’Università.

Fonti e approfondimenti

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