Robot subacquei autonomi per ispezionare cavi sottomarini danneggiati

Nonostante le connessioni wireless abbiano fatto passi da gigante negli ultimi anni, l’infrastruttura globale dell’Internet odierna si legge perlopiù sui cavi sottomarini che apposite navi depositano sui fondali da costa a costa, finanche da continente a continente.
Si dà il caso che questi cavi siano soggetti a deterioramento oppure a danneggiamenti, a volte procurati da strutture umane, in primis navi, altre volte dagli stessi animali del mare.

Cavi sottomarini danneggiati o deteriorati

Verificare il livello di deterioramento o i danneggiamenti di un cavo sottomarino posto a decine o a centinaia di metri di profondità è un’operazione che comporta costi elevati e che e in generale è molto difficile.
E questo senza contare i cavi sottomarini che trasportano l’energia da piattaforme eoliche offshore oramai sempre più presenti al largo delle coste.

Attualmente i cavi sottomarini sono ispezionati tramite apposite imbarcazioni con strumenti quali profilatori di fondo, sonar a scansione e telecamere subacquee, si tratta però di metodi molto costosi oppure poco efficienti.

Veicoli subacquei autonomi

Un gruppo di ricercatori del Woods Hole Oceanographic Institution sta, proprio per questo motivo, sviluppando dei veicoli subacquei autonomi per facilitare questo compito.
In particolare stanno testando REMUS , un robot oceanico a forma di siluro che ispeziona i cavi sul fondale in maniera autonoma, ed è proprio questa la novità, e che può essere programmato e monitorato tramite un semplice portatile. Utilizza un’elica e delle pinne per spostarsi e girarsi e si affida ad un sistema di navigazione interno.

Secondo Robin Littlefield, ingegnere impegnato nel progetto, si tratta di uno degli AUV (autonomous underwater vehicles) più efficaci oggi disponibili e si rivela una piattaforma flessibile per varie tipologie di sensori subacquee.
Lo hanno già utilizzato per ispezionare una sezione di cavo di un chilometro nella Baia di Buzzards, un’area marina al largo del Massachusetts, e sono stati capaci di rilevare il campo magnetico che il cavo emanava raccogliendo informazioni dettagliate nel giro di poche ore, qualcosa che una nave avrebbe impiegato giorni ad ottenere, come specifica lo stesso Littlefield.

In futuro i ricercatori prevedono di monitorare e comandare il robot non da un’imbarcazione sulla superficie ma addirittura dalla costa.

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