SARS-CoV-2, mutazioni genetiche contenute: vaccino globale è possibile

Credito: Anna Shvets, Pexels, 4167544

Il virus SARS-CoV-2, responsabile della pandemia in corso, sarebbe mutato solo in minima parte da quando ha cominciato a diffondersi, ossia da dicembre 2019. È il risultato raggiunto da un team di ricercatori del Walter Reed Army Institute of Research capitanato da Morgane Rolland, esperto in genetica virale e sierologia dei sistemi. Lo studio, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, si è avvalso delle analisi genetiche di oltre 18.000 sequenze genomiche di virus indipendenti prelevati da campioni di soggetti infetti provenienti da 84 paesi diversi.

Analizzando questi virus per comprenderne le variazioni, i ricercatori notavano una differenza genetica abbastanza bassa a seguito dello scoppio dell’epidemia iniziale. In sostanza il SARS-CoV-2 si è evoluto in un processo perlopiù casuale invece che adattandosi alle condizioni che ha trovato negli umani.
“Come altri rapporti, abbiamo notato che la mutazione D614G nella [proteine] spike è rapidamente aumentata in frequenza dall’inizio dell’epidemia, ma non siamo riusciti a collegare questa mutazione a specifiche forze di adattamento”, spiega Rolland nel comunicato stampa. Per quanto riguarda questa specifica mutazione, una di quelle dominanti e che si sono diffuse maggiormente, saranno necessarie dunque ulteriori ricerche.

Un basso livello di variazione genetica in più di otto mesi di epidemia infonde una certa fiducia per la messa a punto di un vaccino globale che sia efficace contro tutti i ceppi che attualmente sono in circolazione. Come spiega lo stesso Rolland, infatti, i campioni prelevati da persone provenienti da tutto il mondo dimostrano che il SARS-CoV-2 risulta meno diversificato di altri virus come quello dell’influenza, della febbre dengue o dell’HIV. Si può dunque essere ottimisti, anche se in maniera cauta, sul fatto che il nuovo vaccino non dovrebbe trovare troppi ostacoli sul piano della diversità virale.

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