Sauropodi praticamente non masticavano: intestino faceva tutto il lavoro e impiegava due settimane

Alcuni dei fossili di denti di sauropodi trovati dai ricercatori (credito: Stephen F. Poropat, Timothy G. Frauenfelder, Philip D. Mannion, Samantha L. Rigby, Adele H. Pentland, Trish Sloan and David A. Elliott | Royal Society Open Science - DOI: 10.1098/rsos.220381)

Fossili definiti come “rari” di denti di dinosauri sauropodi sono stati trovati da un team di ricercatori nella Cretaceous Winter Formation nel Qusensland, Australia. I ricercatori descrivono la scoperta e le analisi in uno studio apparso su Royal Society Open Science.[1]

Sauropodi non avevano denti molari e probabilmente non masticavano

I ricercatori hanno svolto le proprie analisi su fossili trovati in un sito di scavo nuovo, una sorta di tumulo localizzato in un paesaggio pianeggiante che di solito i locali usano per far pascolare pegole. In questo sito i cercatori hanno trovato 17 tracce fossili di denti di sauropodi. Analizzando queste tracce i ricercatori sono giunti alla conclusione che gli stessi sauropodi non avevano denti molari e probabilmente non masticavano molto il cibo che mettevano in bocca. Tutti i denti nelle loro bocche erano semiconici e curvi.

Era l’intestino che faceva tutto il lavoro

I denti dei sauropodi analizzati mostrano solo un’estremità appuntita e probabilmente risultavano solo leggermente sfalsati. Probabilmente usavano anche la lingua e la forza della mascella per tritare le foglie una volta messe in bocca anche se non veniva eseguita una vera e propria masticazione prima dell’ingoio. Molto probabilmente era l’intestino che faceva tutto il lavoro, una digestione che impiegava fino a due settimane per completare il processo, come spiega Phys.org.

Che piante mangiavano i sauropodi australiani?

Inoltre i ricercatori hanno trovato tracce del fatto che i denti tendevano a consumarsi, probabilmente dal continuo mangiare. Sono anche riusciti ad individuare le piante che gli esemplari i cui fossili sono stati ritrovati nel sito erano soliti mangiare: piante da fiore, conifere e gingko, forse anche equiseti.

Cosa sono i sauropodi?

I sauropodi erano dinosauri dalle grandi dimensioni che si nutrivano sostanzialmente di piante. Sono conosciute per il loro collo relativamente lungo ma anche per la loro diffusione: come hanno evidenziato i ritrovamenti fossili scorazzavano un po’ in tutto il mondo.

Che dimensioni potevano avere i sauropodi?

I sauropodi avevano corpi enormi (anche se le teste erano molto piccole) con lunghe code. Il sauropode più lungo era il Supersaurus che poteva avere un corpo della lunghezza di 33-34 medi. Alcune stime ritengono che il barosauro (Barosaurus) forse poteva raggiungere lunghezze di 45-48 metri.

Qual è il fossile di dinosauro più lungo mai scoperto?

Il fossile di dinosauro più lungo mai ritrovato è quello dell’Argentinosaurus huinculensis, vissuto durante il cretaceo nell’area dell’odierna Argentina. L’esemplare in questione aveva lunghezza di 35-36 metri.

Qual è l’animale terrestre più lungo oggi vivente?

L’animale terrestre più lungo ancora vivente è l’elefante africano. Gli esemplari più grandi possono superare lunghezze di 7,3 metri.

Quali erano dinosauri più pesanti?

I dinosauri più pesanti erano l’Argentinosaurus (un esemplare adulto poteva raggiungere le 80 tonnellate), il Mamenchisaurus sinocanadorum (60-80 tonnellate), il Barosaurus (60-80 tonnellate) e il Puertasaurus (50-55 tonnellate).

Qual è l’animale terrestre vivente più pesante?

L’animale terrestre vivente più pesante e massiccio è l’elefante africano di savana (Loxodonta africana) che può raggiungere le 10,4 tonnellate.

Qual era il sauropode più piccolo?

Il sauropode più piccolo mai individuato era l’Ohmdenosaurus, che non superava i 4 metri di lunghezza. A seguire ci sono il titanosauro nano Magyarosaurus (circa 6 metri) e il brachiosauride nano Europasaurus che da adulto non superava i 6,2 metri.

Note e approfondimenti

  1. Sauropod dinosaur teeth from the lower Upper Cretaceous Winton Formation of Queensland, Australia and the global record of early titanosauriforms | Royal Society Open Science (DOI:/10.1098/rsos.220381)

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