Scansioni cerebrali rivelano importanza dell’attività fisica per sopravvissuti all’ictus

L’esercizio fisico si può rivelare di importanza fondamentale anche per riprendersi dopo un ictus. Lo rivela un nuovo studio finanziato dalla Heart Foundation che si è avvalso dell’imaging cerebrale proprio per comprendere gli effetti dell’attività fisica sul cervello.

I rischi maggiori di una persona che è sopravvissuta ad un ictus risiedono nelle aree relative all’elaborazione delle informazioni, della parola e nelle aree maggiormente a rischio di demenza o di causare la paralisi.
Si tratta del primo studio che mostra che l’esercizio fisico può aiutare i sopravvissuti agli ictus tramite l’imaging a risonanza magnetica.

Gli esperimenti sono stati svolti su 35 pazienti sopravvissuti all’ictus che hanno partecipato a due programmi di esercizi fisici della durata di otto settimane, eseguiti dei pazienti due mesi dopo l’ictus.
Gli esercizi fisici erano rappresentati da esercizi di aerobica, di forza o di resistenza.

I ricercatori del Florey Institute of Neuroscience and Mental Health hanno poi effettuato risonanze magnetiche, risonanze che sono state ripetute 12 mesi dopo L’ictus.
Sono stati in grado di tracciare il movimento dei neuroni dopo l’attività fisica. Hanno dunque misurato la crescita del volume totale del cervello e del volume dell’ippocampo.
I ricercatori scoprivano un aumento della crescita della lato del cervello danneggiato dall’ictus del 2,9% nell’ippocampo rispetto ai sopravvissuti all’ictus che non avevano seguito questo programma di allenamento.

Secondo Amy Brodtmann, una delle ricercatrici impegnate nello studio, l’esercizio fisico sembrava rallentare o fermare del tutto l’atrofia del cervello, cosa che portava alla crescita di nuovi neuroni nel lato del cervello che aveva subito le lesioni dell’ictus.

Questo studio potrà rivelarsi utile per individuare con maggiore precisione i livelli di intensità e di frequenza dell’attività fisica necessari per migliorare le funzioni cerebrali dopo gli ictus, secondo la stessa ricercatrice.

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