Scariche dei pesci elettrici analizzate per comprendere di più l’epilessia umana

Brienomyrus brachyistius, uno dei pesci elettrici analizzati dai ricercatori (credito: Michigan State University)

Le modalità con cui alcuni animali marini utilizzano le scariche elettriche, per difendersi dai predatori o per prendere conoscenza del mondo circostante, possono essere analizzate per comprendere meglio l’epilessia umana. È questo il proposito di uno studio apparso su Current Biology guidato da un gruppo di ricercatori dell’Università del Texas di Austin e della Michigan State University.

Ad interessare particolarmente insidiosi sono proprio quei pesci che producono impulsi elettrici incredibilmente veloci e brevi anche per comunicare con gli altri pesci che senza interferire con i segnali degli altri, il tutto riuscendo spesso ad evitare anche i sopraffini sistemi di rilevazione elettrica sviluppati da alcuni loro predatori tra cui il pesce gatto.

Lo studio conferma che l’organo che produce gli impulsi elettrici è posto vicino alla coda. La carica avviene grazie ad una proteina, denominata KCNA7, che tra l’altro è presente anche nel cuore e nei muscoli dell’uomo.
Questi impulsi durano pochi decimi di millesimo di secondo ed è stupefacente anche il fatto che alcuni predatori si sono evoluti per riuscire a discriminare le differenze temporali nelle scariche elettriche inferiori anche a 10 milionesimi di secondo.

Secondo gli scienziati, in ogni caso, gli stessi percorsi elettrici utilizzati dai pesci possono aiutare a fare luce su alcune condizioni umane tra cui l’epilessia, condizione in cui gli stessi impulsi elettrici che circolano nel cervello e muscoli vanno poi a causare le convulsioni. Analisi più approfondite, inoltre, potrebbero essere utilizzate anche per scoprire di più sulle emicranie e su alcune codicilli cardiaca.

Fonti e approfondimenti

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