Scenario nefasto al polo sud per le piattaforme ghiacciate, fratture improvvise sempre più probabili

Le aree in rosso rappresentano i ghiacciai più vulnerabili alla frattura idrica. Le aree blu sono parimenti vulnerabili ma non aiutano gli stessi ghiacciai a restare uniti al continente. Le aree gialle e verdi sono quelle meno vulnerabili perché più vicine al continente (credito: Lai et al., Nature 2020)

Un nuovo studio rimarca il pericolo delle antiche piattaforme di ghiaccio antartiche che potrebbero essere soggette a fratture perlopiù improvvise a causa dello scioglimento dello stesso ghiaccio e in generale del riscaldamento globale in corso. Queste piattaforme di ghiaccio galleggiano nel mare intorno all’Antartide, più o meno vicino alla costa continentale a cui praticamente restano in qualche modo aggrappate proprio grazie al ghiaccio marino. I ricercatori hanno più volte spiegato e mostrato che l’acqua di fusione può insinuarsi nelle fratture e penetrare in queste piattaforme che poi possono crollare e finire nell’oceano. Ciò comporta, naturalmente, un innalzamento ancora più veloce di livello del mare a livello globale.

Più si avvicinano all’oceano, più queste piattaforme si allungano come hanno mostrato le osservazioni satellitari. E più si allungano, più si lacerano tanto che le fratture sono state immortalate anche dai satelliti. Alcune di queste fratture sono larghe centinaia di metri e, secondo i ricercatori, nel corso dei prossimi decenni si avrà uno scioglimento diffuso più veloce proprio a causa del fenomeno di scorrimento dell’acqua di fusione nelle fratture superficiali.
Queste piattaforme di ghiaccio dell’antartico rappresentano un vero proprio “punto debole ” dove l’interazione tra atmosfera, ghiaccio e oceano può portare a eventi irreparabili: “Se si riempiono di acqua di fusione, le cose possono accadere molto rapidamente dopo, e potrebbero esserci gravi conseguenze per il livello del mare”, spiega Jonathan Kingslake, glaciologo del Lamont-Doherty Earth Observatory che ha partecipato allo studio.

D’altronde abbiamo avuto esempi concreti negli anni passati. Ad esempio nel 1995 estese parti della piattaforma di ghiaccio Larsen, rimasta tutto ad un prezzo per più di 10.000 anni, si sono letteralmente disintegrate in pochi giorni, evento che si è ripetuto anche 2002.
È successo più o meno la stessa cosa anche alla piattaforma di ghiaccio Wilkins nel 2008 e nel 2009. Tutti eventi legati alla cosiddetta “idrofratturazione”.

I ricercatori hanno addestrato dei modelli di apprendimento automatico per calcolare l’afflusso di liquido nelle fratture esistenti in queste piattaforme scoprendo che praticamente quelle che resteranno indenni saranno solo quelle piattaforme di ghiaccio più piccole ma anche più solide che sono più vicino alla costa che delimita l’Antartide. Tutto dipende dalla velocità con cui l’acqua di fusione si forma e riempie le crepe dei ghiacciai, qualcosa che non è al momento ancora prevedibile in quanto sono troppi fattori in gioco. In ogni caso, secondo Kingslake lo scenario peggiore prevede che “molti luoghi saranno coperti da molta, molta acqua entro la fine del secolo”.

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