Scienziati analizzano campioni dell’asteroide Ryugu e scoprono segreti dell’era primordiale del sistema solare

Replica della superficie di Ryugu. Credito: Kestrel, Wikimedia Commons, Creative Commons — Attribution-ShareAlike 4.0 International — CC BY-SA 4.0

È durato sei anni il viaggio dei campioni prelevati dalla superficie dell’asteroide Ryugu dalla navicella spaziale Hayabusa2 prima del ritorno, nel 2020, sulla Terra, nei laboratori dell’agenzia spaziale giapponese per la precisione (dopo l’atterraggio nell’entroterra australiano). E ora stiamo finalmente ottenendo i primi, interessati risultati delle analisi di questi campioni in quella che resta effettivamente una delle missioni spaziali più difficili in assoluto mai realizzate dall’uomo. Uno studio è già stato pubblicato su Science il 9 giugno.[1]

Condriti carboniose di tipo Ivuna

I ricercatori stanno analizzando i gas intrappolati nella capsula riportata sulla Terra e nel materiale che la sonda ha raccolto e ha racchiuso al suo interno oltre che gli stessi grani raccolti dalla sonda. I ricercatori innanzitutto confermano che il campione appartiene ad una classe di meteoriti conosciuta come “condriti carboniose di tipo Ivuna”. Si tratta di indizi che lasciano pensare che l’asteroide Ryugu si sia formato agli inizi della formazione dello stesso sistema solare, un periodo risalente a circa 4 miliardi e mezzo di anni fa. Probabilmente l’asteroide si è formato ancor prima del Sole nonché della Terra e della Luna.

Periodo primordiale del sistema solare

In quel periodo primordiale il sistema solare non era altro che una gigantesca nube di gas che ruotava vorticosamente. Il gas ha poi cominciato ad accumularsi al centro e ha cominciato a formare il Sole. Parte dei gas si è espansa ed ha invece cominciato a formare una sorta di disco. Questa materia, raffreddandosi, si è trasformata in rocce e ha formato tutto ciò che vediamo nel nostro sistema, dai pianeti agli asteroidi.

Campioni dell’asteroide Ryugu mostrano “immersione” nell’acqua

I ricercatori hanno scoperto che i frammenti analizzati mostrano segni di forte contatto con l’acqua ad un certo punto della storia della formazione dell’asteroide. Secondo Nicolas Dauphas, ricercatore dell’Università di Chicago che sta partecipando agli studi, quando gli elementi radioattivi presenti dell’asteroide appena formatosi hanno cominciato a decadere è stata emessa dell’energia nucleare. Quest’ultima ha sciolto il ghiaccio presente nella palla di fango che inizialmente fluttuava nel protosistema solare come un aggregato di ghiaccio e polvere. Questa fase durante la quale l’asteroide Ryugu, appena formatosi, si trovava sostanzialmente avvolto dall’acqua dovrebbe essere avvenuta, secondo i ricercatori, solo 5 milioni di anni dopo la formazione dello stesso sistema solare.
Le analisi con i radioisotopi mostrano che l’asteroide deve aver trascorso una fase simile a quella che avviene quando si forma una cometa.

Future analisi obbligano ancora più informazioni

I ricercatori spiegano, poi, che questi campioni offriranno tantissime nuove informazioni in futuro quando le tecnologie per le analisi risulteranno ancora più avanzate. È proprio quello che è successo con i campioni lunari riportati sulla Terra durante le missioni Apollo: le analisi che i ricercatori hanno fatto nel corso degli ultimi anni hanno portato a tanti risultati diversi e innovativi, alcuni dei quali hanno riscritto le teorie riguardanti la formazione della Luna, rispetto alle prime analisi degli anni 70 e 80. Probabilmente ciò avverrà anche con i campioni dell’asteroide Ryugu.

Note e approfondimenti

  1. Samples returned from the asteroid Ryugu are similar to Ivuna-type carbonaceous meteorites (DOI: 10.1126/science.abn7850)

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