Scienziati analizzano cratere di Cerere: forse c’era un oceano sotto la crosta

La superficie estesa del pianeta nano Cerere (credito: Max Planck Institute for Solar System Research (MPS), sulla base dei dati della missione Dawn: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA)

Un team di ricercatori ha analizzato quello che è il terzo cratere più grande di Cerere, uno dei pianeti nani del sistema solare. I ricercatori hanno in particolare scoperto che per diversi milioni di anni dopo la sua formazione questo cratere era caratterizzato da attività geologica. Lo studio è stato pubblicato su Nature Communications[1].

Cratere Urvara

Il cratere in questione, denominato Urvara, è stato analizzato tramite le immagini di telecamere poste sulla sonda Dawn della NASA. Questa navicella si avvicinò al pianeta nano nel 2015 e lo ha analizzato per ben tre anni e mezzo. Questa informazione, relativa alla possibilità che il cratere Urvara sia stato attivo geologicamente, si affianca a quella relativa ad un altro cratere presente sullo stesso pianeta nano denominato Occator. Anche per quest’ultimo cratere, infatti, è stata dimostrata attività criovulcanica che sarebbe occorsa nel suo lontano passato.
Il cratere Urvara, quell’oggetto di un nuovo studio, è situato invece nell’emisfero meridionale. E il terzo più grande di Cerere ed ha un diametro di circa 170 km.

Cratere Occator

Il pianeta nano Cerere, il corpo più grande e massiccio dell’intera fascia degli asteroidi con il suo diametro di 960 km, è ricoperto di molti crateri. Uno dei più interessanti crateri è l’Occator che si trova nell’emisfero settentrionale. In particolare nel corso degli ultimi anni hanno destato molto interesse alcuni punti luminosi presenti al suo interno che hanno scatenato varie teorie per spiegarne la causa. Alla fine gli scienziati hanno scoperto che erano “scintillii” causati da resti salini di una salamoia sotterranea.

Identificate varie strutture nel cratere Urvara

Nel corso della missione della sonda Dawn le sue telecamere hanno scartato delle immagini ad alta risoluzione dell’area che contiene cratere Urvara. Gli scienziati hanno identificato varie strutture, grandi anche diversi metri, diverse altre caratteristiche che suggeriscono fortemente che quest’area una volta era geologicamente attiva. Hanno in particolare identificato una catena montuosa, lunga circa 25 km e alta circa 3 km, che sul fianco meridionale presenta delle aspre scogliere e diversi punti luminosi simili a quelli del cratere Occator.
Inoltre i ricercatori hanno identificato una depressione centrale abbastanza profonda affiancata a zone più lisce e ad altre con depressioni più piccole e arrotondate.

Diversi processi geologici nell’area

Secondo quanto spiega Nico Schmedemann, ricercatore dell’Istituto di Planetologia della WWU, si tratta di caratteristiche che suggeriscono che diversi milioni di anni fa c’erano diversi processi geologici nell’area, processi che sono durati anche dopo che si è formato il cratere. I ricercatori infine hanno notato la presenza di depositi di sale e di composti organici nonché di quelli che molto probabilmente sono pozzi che presentano fuoriuscite di gas proveniente dal sottosuolo.

Forse c’era un oceano sotterraneo succedere

Il cratere, formatosi all’incirca 250 milioni di anni fa, presenta dunque una geologia abbastanza complessa, come spiega Andreas Nathues, un altro degli autori dello studio. Lo studio suggerisce che l’intero Cerere molto probabilmente è un corpo geologicamente attivo con vari strati salini che si estendono dalla crosta fin nelle profondità. Questo a sua volta suggerisce che forse in passato potrebbe esserci stato un oceano sotterraneo con tanto di composti organici al suo interno. Oggi potrebbero essere sopravvissute pozze di salamoia in serbatoi liquidi che potrebbero trovarsi anche a 40 km di profondità.

Lo studio è stato realizzato da scienziati del Max Planck Institute for Solar System Research (MPS) di Göttingen, dell’Università di Münster (WWU) e del National Institute of Science Education and Research (NISER) a Bhubaneswar, in India.

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