Scienziati del MIT creano nuova forma di luce facendo interagire fotoni

Credito immagine: Christine Daniloff/MIT

Solitamente quando si incrociano i fasci di luce di due torce, giusto per fare un esempio, non succede praticamente nulla: i due fasci si incrociano ma ognuno va poi per la sua direzione. Questo perché i fotoni che compongono la luce non interagiscono tra loro.
La possibilità di far interagire tra loro due fotoni è sempre risultata allettante per i fisici e ora una nuova ricerca, pubblicata su Science e realizzata da un gruppo di scienziati del Massachusetts Institute of Technology, fa ben sperare in tal senso.

Nel 2013 gli scienziati del MIT erano già stati testimoni dell’interazione tra due fotoni i quali si erano legati insieme, una cosa vista per la prima volta, andando a creare uno stato della materia che si poteva considerare nuovo.
A questo punto gli scienziati si sono chiesti: si possono aggiungere più fotoni ad una molecola per realizzare cose sempre più complesse e grandi? Gli scienziati hanno dunque fatto un esperimento proiettando un debole raggio laser all’interno di una densa nube di atomi di rubidio ultrafreddi. I fotoni in uscita dalla nube atomica si presentavano come coppie e terzine invece di uscire maniera casuale singolarmente.

Secondo gli scienziati, i fotoni, pur non avendo massa, riuscivano ad acquisire in qualche modo una frazione della massa di un elettrone. Inoltre questi stessi fotoni viaggiavano più lentamente (di almeno 100.000 volte secondo i ricercatori) rispetto ai fotoni classici.
Per Sergio Cantu, uno degli autori dello studio, “La cosa bella è che, quando i fotoni attraversano il mezzo, ‘ricordano’ tutto ciò che accade nel mezzo quando escono”, qualcosa che suggerisce che gli stessi fotoni interagiscano attraverso un’attrazione o comunque una correlazione, qualcosa che a sua volta si rivelerebbe molto utile per il calcolo quantistico.
Se in qualche modo si potesse riprodurre questo effetto imbrigliando gli stessi i fotoni, infatti, si potrebbe usare questo sistema per i computer quantistici.

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