Scienziati introducono “buchi neri stupendamente grandi”, quelli con massa di più di 100 miliardi di soli

Credito: jmexclusives, Pixabay, 5398919

Il buco nero più grande mai individuato ha una massa di circa 66 miliardi di volte quella del nostro Sole. Si tratta di un buco nero supermassiccio enorme che alimenta il quasar TON 618 il quale si trova al centro di una galassia distante più di 10 miliardi di anni luce.
La scoperta delle dimensioni di questo buco nero mostruoso ha fatto sorgere diverse domande: ce ne sono ancora di più grandi? Esiste un limite superiore a quanto possono essere grandi?

Uno nuovo studio vuole ripropone la questione, anche per stimolare la relativa discussione nel mondo scientifico, e per questo introduce una nuova terminologia riguardo a questi buchi neri più che mostruosi: “buchi neri stupendamente grandi” (stupendously large black holes, SLAB).
Si tratta dei buchi neri, naturalmente mai individuati fino ad ora, che hanno una massa pari o superiore a 100 miliardi di masse solari. Questi buchi neri, infatti, in linea di principio potrebbero esistere, come spiega a Space.com Florian Kühnel, un cosmologo dell’Università Ludwig Maximilian di Monaco nonché uno degli autori principali dello studio.

Dato che si hanno molti dubbi anche per quanto riguarda la formazione dei giganteschi buchi neri supermassicci già scoperti, è possibile fare solo delle teorie riguardo alla nascita dei buchi neri stupendamente grandi.
Il problema è sempre lo stesso: l’universo sembra troppo giovane per spiegare la formazione di buchi neri di queste dimensioni, una contraddizione che coinvolge anche molti buchi neri supermassicci giganteschi già scoperti e che non è stata ancora spiegata. Secondo il modello attuale riguardante la formazione dei buchi neri, anche se questi ultimi cominciassero succhiare materiale poco dopo il big bang, non ci sarebbe stato il tempo necessario affinché i buchi neri supermassicci più mostruosi che vediamo oggi si siano potuti formare.

Una delle teorie mette in gioco i cosiddetti buchi neri primordiali, piccoli buchi neri che si sono formati entro un secondo dopo il big bang a causa di fluttuazioni casuali della densità dell’universo appena formatosi ed in rapidissima espansione. Questi buchi neri primordiali potrebbero aver fatto da “semi” per i buchi neri più mostruosi che vediamo oggi.
Individuare un buco nero stupendamente grande forse potrebbe aiutare molto nei tentativi risolvere questi misteri. Un modo per farlo c’è, come spiega Space.com: si potrebbe utilizzare l’effetto di lente gravitazionale. Si tratta di un effetto che gli astronomi hanno imparato ad usare nel corso degli ultimi anni per “ingrandire” gli oggetti più distanti.

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