Scienziati pensano a clonazione di cavallo morto 42.000 anni fa da cui hanno estratto sangue liquido

Gli scienziati che analizzano la carcassa di cavallo morto 42.000 anni fa (credito: The Siberian Times)

Un gruppo di ricercatori russi e sudcoreani è riuscito a prelevare tracce di sangue liquido dalla carcassa di un puledro morto 42.000 anni fa, ritrovata nella regione della Yakutia ad agosto dell’anno scorso.
Quello che colpì del ritrovamento fu che i resti si trovavano in una condizione ottima. Ciò è stato possibile proprio grazie alle basse temperature del permafrost all’interno del quale la carcassa era stata conservata per decine di migliaia di anni.

Ora, però, il Siberian Times riporta che i ricercatori sono riusciti ad estrarre tracce di sangue liquido e che gli stessi sono speranzosi per quanto riguarda l’estrazione di cellule che potrebbero essere utilizzate per un processo di clonazione.
Per un processo del genere dovrebbero essere prima estratte e poi coltivate in laboratorio cellule somatiche vitali, cosa che ancora non sono riusciti a fare.

Ci sarebbe poi bisogno di una cavalla “surrogata” che dovrebbe dare alla luce l’esemplare che rappresenterebbe il ritorno alla vita di una specie estinta. Naturalmente tutto ciò senza calcolare molti altri ostacoli di natura tecnica che dovrebbero essere superati nonché quelli relativi all’etica che comunque debbono essere considerati.
Tuttavia la stessa notizia che stanno pensando di poter clonare un cavallo estinto da decine di migliaia di anni resta comunque degna di nota.

Stiamo parlando di un cavallo preistorico, appartenente ad una specie estinta conosciuta come Lenskaya.
Attualmente i ricercatori sono stati in grado solo di estrarre piccoli campioni di sangue liquido dai vasi cardiaci rimasti ben conservati grazie al freddo e al fatto che la carcassa è rimasta comunque coperta sotto lo strato di ghiaccio del permafrost.

Semyon Grigoryev, capo del Museo Mammoth in Yakutsk che sta supervisionando le analisi che i ricercatori stanno effettuando su questa carcassa ottimamente conservata, conferma che la causa della morte è stata l’annegamento nel fango. Quest’ultimo poi si è congelato trasformandosi in permafrost.
Il ricercatore definisce questo ritrovamento come quello relativo “all’animale dell’era glaciale meglio conservato mai trovato nel mondo”.

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