Scienziati propongono ruggine per creare computer velocissimi

Schema che mostra l'utilizzo dell'ossido di ferro come materiale antiferromagnetico per il trasporto di corrente elettrica (credito: Andrew Ross)

Quello che può essere considerato come il primo trasferimento a lunga distanza di informazioni negli antiferromagneti, uno speciale gruppo di materiali magnetici, è stato osservato da un gruppo di scienziati che hanno esposto i propri risultati di una ricerca apparsa su Nature.

Si tratta di materiali magnetici, il più grande gruppo esistente, che, rispetto ai materiali che si utilizzano oggi, per esempio per costruire computer, ossia quelli a base di ferro o di nichel, sono caratterizzati da una serie di vantaggi cruciali.
Per esempio risultano stabili e non possono essere influenzati in alcun modo da campi magnetici esterni, una notizia, quest’ultima, positiva soprattutto per la memorizzazione di dati.

E ancora i dispositivi basati sugli antiferromagneti possono essere utilizzati ad una velocità di molto maggiore: si parla dell’intervallo dei terahertz e di trilioni di operazioni al secondo.
Ma forse la caratteristica più importante delle informazioni trasportate su onde magnetiche, oggetto di studio di un campo abbastanza nuovo definibile italiano come magnon spintronica, è il fatto che le stesse onde magnetiche possono agire senza produrre calore in eccesso.

A tal proposito i ricercatori dell’Università Johannes Gutenberg di Magonza, dell’Università di Utrecht nei Paesi Bassi e del Centro per la Quantum Spintronics (QuSpin) dell’Università norvegese di scienza e tecnologia (NTNU) in Norvegia propongono, come materiale antiferromagnetico, l’utilizzo dell’ossido di ferro, in sostanza la ruggine prodotta dal ferro, un materiale anche abbastanza economico.
“I dispositivi basati su isolatori antiferromagnetici veloci sono ora concepibili”, afferma Romain Lebrun, uno deglii autori della ricerca.

Fonti e approfondimenti



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