Scienziati scoprono che sonno REM è collegato alla fame

Credito: Andrea Piacquadio, Pexels, 3771069

Il misterioso sonno REM ha un ruolo anche per quanto riguarda il comportamento alimentare. Sempre più ricerche stanno tentando di chiarire questa fase del sonno che coinvolge diverse aree del nostro cervello (e quello di molti altri animali) e che è alla base dei nostri sogni e, durante questi tentativi, si fanno spesso delle scoperte “collaterali” interessanti.
In questo caso i ricercatori dell’Università di Berna e quelli dell’Inselspital hanno scoperto che in questa fase, con l’attivazione dei neuroni nell’ipotalamo, una delle più importanti regioni del cervello, viene regolato il comportamento alimentare.

Facendo esperimenti sui topi e sopprimendo, tramite tecniche optogenetiche, in questi ultimi i neuroni collegati a questa particolare attività cerebrale durante il sonno, quando svegli i roditori mostravano un minor livello di appetito.
Secondo i ricercatori questi risultati mostrano che il sonno REM è un’attività necessaria per il cervello onde stabilizzare livelli di assunzione di cibo, come spiega Antoine Adamantidis, professore di Berna che ha guidato il team di studio.

Probabilmente questo è spiegabile con il fatto che l’ipotalamo, in special modo l’ipotalamo laterale, un’area del cervello che mostra un’attività molto spinta proprio durante il sonno REM, è anche collegato, quando poi si è svegli, al livello d’appetito e in generale nella regolazione di tutti quei comportamenti legati alla dipendenza.

Gli stessi ricercatori sono rimasti sorpresi da quanto la “semplice” soppressione di un gruppo secondario di neuroni potesse modificare fortemente ed in maniera persistente il comportamento alimentare stesso dei topi durante la veglia. Dopo quattro giorni di sonno regolare, senza interventi da parte dei ricercatori, gli effetti della soppressione di quei neuroni si facevano ancora sentire e gli animali mostravano ancora un livello basso di fame.
Inutile dire che questa scoperta potrebbe essere utilizzata onde creare nuove terapie per i disturbi alimentari, in particolare quelli che vedono i pazienti assumere troppo cibo.

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