Scienziati scoprono che speciali molecole nel muco contrastano batteri patogeni

Rete di mucine, i "mattoni" del muco (credito: news.mit.edu, DOI: 10.1038/s41564-019-0581-8)

Il muco è quasi onnipresente il nostro corpo e si stima che siano più di 200 i metri quadrati di superficie all’interno del nostro corpo ricoperta da questa particolare ed utilissima sostanza.
Un nuovo studio condotto da ricercatori del MIT rivela che proprio il muco risulta molto importante per impedire ai batteri patogeni di causare le infezioni.

Già ricerche in passato avevano rilevato l’importanza del muco per “intrappolare” i batteri. In questo nuovo studio i ricercatori hanno però scoperto che particolari molecole di zucchero che si trovano nel muco, definite glicani, possono impedire ai batteri nocivi di comunicare tra loro e dunque di espandersi e far propagare l’infezione.
Si tratta di un “miniera d’oro terapeutica”, come rivela Katharina Ribbeck, professoressa di ingegneria biologica al MIT ed una delle autrici dello studio apparso su Nature Microbiology.

I glicani si attaccano a delle proteine, denominate mucine, che possono essere considerate i “mattoni base “delmuco stesso. I glicani possono vantare funzioni biologiche anche molto sofisticate. Possono, per esempio, cambiare del tutto il comportamento stesso dei microbi o finanche modificare la loro stessa identità, come rivela la ricercatrice.
Nello studio, però, i ricercatori si sono in particolare concentrati sul rapporto che c’è tra i batteri patogeni Pseudomonas aeruginosa, batteri che possono causare, tra le altre cose, la fibrosi cistica e si rivelano pericolosi soprattutto in quelle persone che hanno un sistema immunitario già debilitata, e gli stessi glicani presenti nel muco.

I ricercatori hanno esposto questi batteri ai glicani e si sono accorti che i batteri subito diventavano meno dannosi e meno capaci di attaccarsi e di uccidere le cellule.
Ora i ricercatori intendono capire gli effetti dei singoli glicani, dato che ne esistono diversi tipi, perché pensano che ogni tipologia interagiscano in maniera specifica con determinati percorsi o con determinate specie di batteri.
Inutile dire che questa ricerca potrebbe essere utilissima per realizzare eventuali nuovi farmaci o nuove modalità per contrattaccare i batteri patogeni.

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