Scienziati scoprono collegamento tra rotondità della ghiaia e tsunami

Resti di ghiaia dei depositi prodotti dallo tsunami del 2011 in Giappone (DOI: 10.1038/s41598-019-46584-z)

Un interessante collegamento tra la distribuzione della “rotondità” della ghiaia che viene smossa a seguito degli tsunami e la distanza di questi ultimi è stata trovata da un gruppo di ricercatori dell’Università metropolitana di Tokio e Dell’Università Ritsumeikan.

I ricercatori hanno analizzato la rotondità della ghiaia prodotta da diversi tsunami che sono occorsi nella regione di Koyadori, Giappone. In particolare hanno prelevato campioni geologici di tre eventi di tsunami occorsi negli anni 1611 d.C., 1896 e 2011, tre eventi di cui sono delle magnitudini e la “distanza di inondazione” , ossia la distanza che l’onda ha raggiunto quando è entrata nell’entroterra.

Utilizzando tecniche di analisi automatizzata delle immagini, hanno analizzato la rotondità delle particelle di ghiaia spostate da queste onde e hanno scoperto che essa era collegata proprio alla distanza di inondazione.
Questo rapporto cambiava improvvisamente se si prendeva in analisi il cosiddetto Tsunami Gravel Inflection Point” (TGIP), un punto nel mare formato dalle onde “in avvicinamento”, che portano il materiale della spiaggia verso l’interno, e le onde “di ritorno” che attirano il materiale interno verso il mare.

Questo particolare punto può collocarsi in luoghi diversi per ciascuno tsunami ma tramite questa analisi i ricercatori hanno scoperto che risulta sempre collocato a circa il 40% di distanza dal punto massimo della distanza di inondazione.

Hanno applicato questo metodo a campioni di tsunami verificatisi in epoche ancora più vecchie ottenendo stime della dimensione di questi eventi, alcuni dei quali risalgono 4000 anni fa.
Lo studio è stato pubblicato su Scientific Reports.

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