Scienziati scoprono come estendere la fertilità dei nematodi

Caenorhabditis elegans (credito: Hanna Achache)

Piccoli vermi potrebbero essere d’aiuto per lo sviluppo di nuovi metodi per mettere in pausa gli “orologi biologici” delle donne onde estendere la loro fertilità.

È l’idea che è arrivata a due ricercatori della Harvard Medical School, Yonatan Tzur e Hanna Achache che stanno da tempo studiando le modalità di maturazione delle uova nei nematodi Caenorhabditis elegans.
Questi piccoli vermiciattoli, nonostante possano sembrare quanto di più lontano ci possa essere dagli esseri umani, presentano alcune affinità con noi.

Innanzitutto contengono un numero di geni pressoché simili e poi sono tra gli esseri viventi più analizzati e conosciuti nel mondo scientifico tanto che sono sfruttati al pari dei moscerini della frutta e dei topi in quanto a numero di ricerche.
I due ricercatori hanno monitorato in particolare i cambiamenti che occorrono in ognuno dei 20.000 geni di questo vermiciattolo quando si forma l’uovo. In questo modo hanno individuato un particolare gene, denominato ogr-2, che è il responsabile dei tempi della maturazione dell’uovo stesso.

Hanno poi scoperto una sorta di interruttore biochimico che attiva e disattiva lo sviluppo delle uova.
Utilizzando CRISPR, hanno rimosso il gene ogr-2 dal corpo di alcuni dei nematodi, cosa che mandava in “tilt” l’interruttore biochimico facendo sì che le uova invecchiassero molto velocemente. I vermi diventavano subito meno fertili e le uova cominciavano ad assomigliare sempre più a quelle di un verme vecchio, come specifica lo stesso Tzur.

Questa scoperta potrebbe rivelarsi utile per contrastare l’invecchiamento delle cellule uovo nelle donne, una delle cause principali dei difetti alla nascita dei bambini, degli aborti spontanei o dell’infertilità.
Ciò riguarda soprattutto le donne che superano i 35 anni di età che hanno effettivamente più difficoltà nel concepire e nel partorire.

I risultati di questa ricerca potrebbero eventualmente servire per “mettere in pausa” lo sviluppo delle uova, ad esempio in giovane età, per far sì che non invecchino e non subiscano cali della qualità in una fase della vita in cui non si è interessati ad avere figli.
Inoltre si potrebbe sopprimere l’interruttore biochimico durante i cicli di fecondazione in vitro, cosa che agevolerebbe il loro sviluppo e migliorerebbe le possibilità di avere un bambino.

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