Scienziati seguono evoluzione di batteri in “tempo reale” monitorando centinaia di generazioni

Credito: Monoar_CGI_Artis, Pixabay, 1913183

Potrebbe essere uno dei più importanti esperimenti condotti per capire l’evoluzione dei batteri una volta che hanno infettato un corpo quello condotto da un team di ricercatori dell’Università di Vienna.
Gli scienziati hanno voluto infatti capire meglio come i batteri si adattano alla cellula ospitante diventando sempre più efficienti nel diffondersi quando si trovano di fronte a dei cambiamenti o a determinate condizioni.
Lo studio, pubblicato sulla rivista PNAS, descrive gli esperimenti condotti da ricercatori dell’Università austriaca sui batteri del genere Parachlamydia, batteri non infettivi per l’uomo ma che comunque debbono introdursi nelle cellule o in organismi unicellulari per ricavare i nutrienti di cui hanno bisogno.

I ricercatori hanno seguito questi batteri nel corso dei tentativi di introdursi e di vivere in cellule in coltura per 14 mesi. I ricercatori notavano che, con il passare delle settimane e dei mesi, questi batteri cambiavano, a livello di genoma e di espressione genica, per meglio adattarsi alle condizioni delle cellule ospitanti, che potevano cambiare, e per meglio riprodursi ma soprattutto per passare da una cellula all’altra.
In sostanza i ricercatori hanno utilizzato i batteri Parachlamydia come sistema modello per comprendere quello che è uno dei più grandi problemi, per quanto ci riguarda, dei batteri patogeni, ossia la loro capacità di evolvere e in particolare di rendere farmaci ed antibiotici innocui.
Si parla infatti di aver “superbatteri” quando ci si trova di fronte a batteri che si sono evoluti più volte per non essere intaccati da uno o più antibiotici.

I ricercatori si accorgevano che i batteri aumentavano sempre di più il loro potenziale di infettività quando dovevano passare da una cellula ospitante all’altra per sopravvivere differentemente da quei batteri che invece tendevano a rimanere in una sola cellula oppure nelle cellule figlie quando la cellula primaria si divideva, come spiega Paul Herrera, uno degli autori principale dello studio.
I ricercatori hanno sostanzialmente monitorato l’evoluzione dei batteri in tempo pressoché “reale”: hanno confrontato i geni dei batteri all’inizio dell’esperimento con i geni dei batteri nati dopo più di 500 generazioni. Scoprivano che i geni di questi due gruppi di batteri erano molto differenti e ciò era causato proprio da quei batteri che dovevano passare da una cellula ospitante all’altra per sopravvivere.

“La via di trasmissione gioca un ruolo cruciale nello sviluppo dell’infettività nei batteri dipendenti dall’ospite. L’aumento osservato nell’infettività si basa su una varietà di differenze genetiche e sui principali cambiamenti nell’espressione genica”, spiega Matthias Horn, altro autore dello studio.

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