Scienziati simulano con supercomputer quantità di dati che otterranno dal radiotelescopio più grande del mondo

A breve (la costruzione della prima fase dovrebbe terminare nel 2021) sarà operativo lo Square Kilometer Array (SKA), considerato il più grande radiotelescopio del mondo (in realtà sarà una rete di più radiotelescopi), un progetto internazionale che permetterà l’analisi del cielo tramite onde radio e permetterà di sondare anche lo spazio profondo.
Il cuore del progetto sarà rappresentato da una centrale elaborativa che dovrà offrire prestazioni altissime in quanto si prevede che questo radiotelescopio raccoglierà quantità di dati enormi ogni giorno.

Si tratta di una quantità di dati tanto alta che non è mai stata trattata prima, almeno per quanto riguarda il comparto astronomico, e gli stessi ricercatori non nascondono di essere preoccupati di poter incorrere in difficoltà una volta ottenuti i primi dati. E non possono neanche effettuare esperimenti in quanto per trattare moli di dati così grandi c’è bisogno di supercomputer potentissimi. Almeno fino a poche settimane fa.
Una squadra di ricercatori di vari istituti internazionali ha potuto infatti utilizzare Summit, attualmente ilsupercomputer più potente del mondo, per simulare la trattazione della quantità di dati che fornirà lo SKA.

Situato presso l’Oak Ridge Leadership Computing Facility, Stati Uniti, questo computer “ha offerto un’opportunità unica per testare un semplice flusso di dati SKA nella scala che ci aspettiamo dall’array di telescopi”, come riferisce Andreas Wicenec, a capo del progetto Data Intensive Astronomy presso l’ICRAR.
Per elaborare in maniera simulare i dati, i ricercatori hanno utilizzato un particolare sistema operativo open source “progettato per accelerare le simulazioni aumentando l’efficienza delle operazioni di I/O e per facilitare i trasferimenti di dati tra sistemi di elaborazione ad alte prestazioni e altre strutture”, come riferito nel comunicato stampa apparso sul sito dell’Oak Ridge National Laboratory (ORNL).

Le simulazioni hanno permesso ai ricercatori di poter trattare 2,6 petabyte di dati a 247 gigabyte al secondo. Si tratta di una quantità di dati che richiede molta potenza di elaborazione e migliaia di unità di elaborazione grafica affinché si possano cavare fuori dei risultati utili.
Quando il vero radiotelescopio sarà in funzione, esso sarà capace di ricevere le onde radio provenienti dalle altre galassie e da vari altri oggetti di interesse, dati che aiuteranno gli stessi astronomi a rispondere ad alcune delle domande più fondamentali sull’universo.
Durante una prima fase, la rete si servirà di 130.000 antenne situate nell’Australia Occidentale e di altre 200 antenne a frequenza più elevata situate in Sudafrica

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